Varese

Pakistani a Varese, esemplare percorso di integrazione

Esponenti della comunità pakistana alla Cisl

E’ possibile un’integrazione degli stranieri positiva per loro e per tutti noi. Un’esperienza interessante, da questo punto di vista, è quella della comunità pakistana. Un’esperienza nata in casa Cisl, grazie all’impegno dell’Iscos (ong del sindacato “bianco”) e dell’Anolf. Dopo nove anni di cammino, ora la comunità pakistana, che conta 3700 cittadini in provincia di Varese, ha realizzato un’associazione a cui fare riferimento e in cui riconoscersi: l’Apv, Associazione Pakistani di Varese. E’ nata formalmente il 22 maggio scorso, ma ha fatto la sua prima apparizione pubblica alla manifestazione sindacale del Primo Maggio. Ora chiarisce obiettivi e campi d’azione.

Come spiega Sergio Moia, segretario Cisl di Varese, una grande esperienza sul fronte stranieri, “si tratta di un’esperienza che dimostra come un processo di integrazione può essere basato sul confronto tra una comunità straniera e le istituzioni, i partiti, il sindacato. Ma perchè questo possa accadere, è necessario che gli stranieri si ritrovino in una realtà organizzata”. Nasce così l’associazione dei pakistani, una realtà ben strutturata, con un presidente, un vicepresidente, un tesoriere. Gruppi organizzati nei vari centri della provincia. Una forma che ha consentito all’Iscos, come spiega la direttrice Paola Borghi, “di realizzare un’iniziativa di co-sviluppo, che aiuta la comunità in Italia e nello stesso tempo anche in Pakistan”.

Il presidente dell’associazione, Pasha Naeem, spiega quali sono le attività dell’Apv. “Puntiamo a costruire una solidarietà tra pakistani, vogliamo valorizzare la nostra cultura e la nostra religione, lavoriamo attivamente per l’integrazione, soprattutto delle donne pakistane. Una cinquantina di loro frequentano, a Gallarate, corsi di lingua italiana”. L’associazione organizza iniziative formative, assiste gli stranieri per quanto riguarda le pratiche, realizza attività sportive e culturali. “Per noi l’Italia è la nostra seconda casa. E siamo disposti a dare una mano se è necessaria la nostra presenza, ad esempio come interpreti e mediatori in Questura, a scuola, negli ospedali”.

Un progetto, quello dell’Iscos, che aiuta i pakistani di casa nostra, ma che riesce anche stabilire rapporti di collaborazione nella loro terra d’origine. Anche in Pakistan sono organizzati momenti di formazione professionale, vengono diffuse informazioni circa i problemi e le necessità per chi vuole emigrare, si intrattengono rapporti con il sindacato locale.

11 giugno 2011
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