Maccagno

Scompare Guido Petter, scienziato e partigiano

Guido Petter

E’ morto mentre stava parlando ai suoi studenti e ai loro genitori in un incontro pubblico come amava fare malgrado da qualche anno avesse lasciato la cattedra alll’Università di Padova dove dal 1958 aveva iniziato la sua prestigiosa carriera che lo avrebbe portato a diventare il più importante professore di Psicologia dello sviluppo e dell’adolescenza, uno scienziato a cui avevano fatto riferimento gli studiosi europei e che aveva forgiato molte generazioni di psicologi italiani.

Guido Petter, varesino di Maccagno nell’alto lago Maggiore, dov’era nato il 20 aprile 1927, non ha retto al malore che lo aveva colpito a Spinea il 19 maggio. Cinque giorni dopo è spirato a Dolo fra Padova e Venezia. Il 9 maggio 1979 era stato vittima di una brutale aggressione da parte di un nucleo di Autonomia Operaia di Toni Negri e dei suoi seguaci. Colpito da una raffica di sprangate alla testa fu salvato-come raccontò in un’intervista a Ibio Paolucci dell’Unità-da un colbacco che in quel momento indossava e che
aveva attutito i colpi e che gli era tato donato da alcuni accademici sovietici durante un viggio di studio in Urss.

Autore di decine di pubblicazioni, aveva curato la traduzione e la diffusione del pensiero di Jean Piaget in Italia. Celebri i suoi studi e le sue ricerche nelle aree della percezione e del linguaggio, dello sviluppo cognitivo e della psicologia educativa così come i suoi progetti sull’epistemologia genetica e sullo sviluppo concettauale dell’infanzia.

Guido Petter, ragazzo, era stato un valoroso partigiano con il nome di battaglia di “Nemo 3″ in una piccola formazione della sponda piemontese del lago, una formazione senza nome di giovanissimi come lui, confluita poi nella più grande “Mario Flaim”. Si era battuto rischiando la vita e ne aveva scritto in una delle sue tante pubblicazioni per ragazzi, forse la più nota con “Sempione 1945. Il salvataggio della galleria minata dai tedeschi” (Loescher 1991), “Ci chiamavano banditi” uscita per Giunti nel 1995.

Proprio la Resistenza ci aveva messo in contatto lo scorso anno quando in una mia ricerca mi ero imbattuto all’ Archivio Centrale dello Stato a Roma in un fascicolo del Fondo Alleato relativo ai processi celebrati dall’Amministrazione di Occupazione dopo il 25 aprile 1945. Il partigiano Petter rientrato a casa, aveva notato che a Colmegna, un paesino confinante con Maccagno, alcune ragazze che avevano frequentato nel periodo di Salò fascisti e tedeschi, ora se “la facevano con gli americani”. Il moto di indignazione era stato immediato e sul giornaletto appena fondato con l’amico cameriere Osvaldo Piazza “Verso l’Avvenire” aveva stigmatizzato quel comportamento. La nuova Italia non avrebbe potuto tollerare certi voltafaccia seppur in campo del costume. Ne pagò subito il fio. Arrestato il 21 luglio 1945 a Luino, tradotto in carcere a Varese, fu processato il 3 agosto per violazione del proclama del Governatore Alleato di Varese maggiore Warren, articolo 6,  legato alla “Pubblicazione di stampe nocive ed irriguardose verso il Comando Suddetto”. Il dibattimento iniziò alle 11 e un’ora dopo Petter assieme al suo amico venne scarcerato seppur condannato a pena condizionale. Per lui aveva deposto come testimone il futuro grande scultore e direttore di Brera Andrea Cascella, partigiano in Valsesia, ex comandante della X  brigata Garibaldi “Rocco”.

Quando telefonai a Petter per dargli la notizia del ritrovamento degli atti che gli inviai, fu molto felice. Ricordava tutto di quelle ore drammatiche e della fatale coincidenza: in galera per oltre dieci giorni fianco a fianco delle bande nere che aveva combattuto sulle montagne ossolane!

25 maggio 2011 Franco Giannantoni redazione@varesereport.it
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