Varese

Oprandi: Varese punti su università. Come New Heaven

La città di New Heaven

Una città ricca di storia, con una grande Università, una montagna che lacaratterizza, molto verde e ad un’ora di treno dalla capitale economica e culturale del Paese. Non si parla di Varese, ma di New Heaven, in Connecticut, la città dove è insediata Yale, la seconda università più importante degli Stati Uniti.

“I parallelismi traqueste due città sono molti, ma potrebbero diventare molti di più, se a Varese, la prossima amministrazione comunale, decidesse di investire seriamente su pochi puntifondamentali: la mobilità sostenibile, l’università e il wi fi, liberalizzato dalla scadenza del decreto Pisanu nel gennaio 2011″, dichiara Luisa Oprandi, candidato sindaco del centrosinistra a Varese.

A New Haven l’Università è il centro della città, e la vita “a misura di studente” rende la città più bella e più fruibile per tutti, oltre a favorire lo sviluppo economico, quindi l’occupazione. “Perché a Varese la presenza dell’Università dell’Insubria non ha ancora portato a questi risultati? L’Università a New Haven – continua la Oprandi – apre le porte alla città con le sue attività culturali, mentre gli spin off e le idee imprenditoriali degli studenti trovano industriali pronti a scommettere su giovani preparati ed entusiasti. Perché non può succedere a Varese?”.

New Haven offre alla sua Università dei trasporti pubblici efficienti, gratuiti o quasi per gli studenti, a prezzi comunque bassi per tutti gli altri cittadini, che ricevono un servizio puntuale, frequente e sicuro. Continua la Oprandi: “Le biciclette, a New Haven, vengono utilizzate anche d’inverno, grazie a corsie e percorsi dedicati che rendono sicuro e piacevole l’uso della bici. Perché non può succedere a Varese? Una carta vincente di New Haven, come in altre città nel mondo, è la possibilità di avere wi fi libero nelle piazze e senza restrizioni nei locali pubblici. Questo spinge gli studenti e i professionisti a lavorare spesso fuori ufficio, in spazi comuni. In questo modo, le conoscenze tra le persone e lo scambio di idee vengono facilitati. E le idee che circolano possono diventare nuove imprese, quindi nuovo lavoro, o semplicemente qualche bella iniziativa per la città. Perché non può succedere a Varese? Perché il wi fi nei locali pubblici deve restare un’iniziativa dei singoli esercenti e inesistente in spazicome la biblioteca o le piazze del centro e dei rioni? L’amministrazione uscente ha dichiarato di voler andare oltre il wi fi con la “bandaultralarga”, basata sulla fibra ottica. Ma per cablare tutta Varese, un’operazione comunque positiva e auspicabile, imposta al Comune dalla Regione Lombardia, ci vorrebbero altri due anni. E nel frattempo come potrebbe crescere Varese? Nel programma della mia coalizione si parla chiaramente della volontà di creare a Varese un vero sistema di mobilità sostenibile, io stessa ho più volte dichiarato di voler incoraggiare la creazione di spazi “incubatori d’impresa” dedicati ai giovani. E il Wi Max, ovvero il sistema di wi fi libero, è stato uno dei punti programmatici più apprezzati tra quelli presentati dalla lista civica che mi sostiene”.

Conclude la Oprandi: “Varese può davvero assomigliare sempre di più a New Haven. Basta scommettere sull’Università, sui suoi studenti e sui giovani varesini per una città più moderna e sostenibile per tutti”.

25 maggio 2011
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Un commento a “Oprandi: Varese punti su università. Come New Heaven

  1. drizza le antenne per una corretta informazione il 25 maggio 2011, ore 09:26

    Gentile Dottoressa Oprandi e Gentile Dottor Fontana,

    vorremmo conoscere la vostra posizione su qualche esempio europeo di “allergia” alle onde elettromagnetiche, visto che in questi ultimi giorni abbiamo sentito dalle vostre voci mediatiche parlare di WIFI.
    - FRANCIA «Il Wifi fa male» e Parigi lo disattiva. Bloccato in 4 biblioteche dopo che gli impiegati hanno accusato vomito, vertigini e insonnia. L’allarme è scattato dopo che la giunta di Bertrand Delanoé ha puntato sul Wifi per portare anche nei luoghi pubblici l’accesso gratuito alla rete. ed è accaduto nel 2007. L’Autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni elettroniche (Arcep) aveva definito innocuo il Wifi ad uso domestico. «Il problema – sottolinea Kerckhove – si pone quando il segnale copre zone più vaste».
    - INGHILTERRA L’«allergia» al Wifi riguarda anche altri paesi europei. Ad aprile 2007, in Inghilterra, il Sindacato degli insegnanti ha chiesto la sospensione del segnale nelle scuole, cogliendo l’allarme lanciato da William Stewart, presidente della Health Protection Agency. A giugno, un’inchiesta della Bbc dimostrava che il campo magnetico in un’aula equipaggiata con Wifi era tre volte più potente di quello emesso da un ripetitore Gsm.
    - GERMANIA nel 2006 il Wifi è stato vietato in tutte le scuole di Francoforte e la scorsa estate, il governo Merkel ha chiesto ai tedeschi di privilegiare l’accesso via cavo. In Canada, il rettore dell’Università di Lakehead (Ontario) ha cablato con fibre ottiche il campus, disattivando tutte le centraline Wifi, «perché – si legge sul sito dell’ateneo – è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali, ostacolano le funzioni cognitive, favoriscono lo stress, interferiscono con le onde cerebrali».
    - CANADA nel 2006 Una decisione clamorosa è stata assunta dalla direzione della Lakehead University canadese, ovvero quella di mettere al bando la copertura WiFi dell’ateneo e, più in generale, di vietare l’uso di dispositivi WiFi all’interno degli edifici universitari.
    Il motivo non va ricercato in un’anacronistica e improbabile censura quanto invece nel timore espresso dal rettore dell’Istituto, Fred Gilbert, per la salute di docenti e studenti. “Questi rischi – ha dichiarato – sono particolarmente rilevanti per i tessuti in rapida crescita dei giovani e la maggiorparte dei nostri studenti sono ancora nell’età della crescita, ed è quindi soltanto una precauzione e un voler fornire un ambiente che evita di porre un rischio potenziale”.
    E per non annoiare sempre su quello che si fa nel mondo, guardiamo qualche riportato dall’inchiesta sui rischi alla salute associati al Wi-Fi., condotta da una trasmissione come Report nel 2010 sulle possibili conseguenze per la salute dell’uomo dell’utilizzo della tecnologia Wi-Fi.
    «Le comunicazioni senza fili ci danno la libertà di utilizzare un computer come usiamo un telefono cellulare. I governi e le compagnie telefoniche hanno deciso di puntare sul Wireless e stanno installando ripetitori e centraline ovunque, anche nelle scuole. Un’inchiesta di BBC Panorama sul WI-FI investiga sulle accuse di alcuni scienziati secondo i quali lo smog elettromagnetico potrebbe provocare, a lungo termine, danni alla salute».
    Gentili candidati, dal momento che parlate di “connessioni” nella vostra propaganda, siete in grado di affrontare anche questa criticità?
    Si chiama “ipersensibilità ai campi elettromagnetici” (Electromagnetic Hypersensitivity, EHS), comunemente si abbrevia in elettrosensibilità (Electrical Sensivity, ES). L’orientamento è di classificarla tra le malattie da causa ambientale come la Multichemiosensibilità (MCS). Non sono definiti i criteri di diagnosi, né le indagini utili; non è nota alcuna terapia. Al momento l’unica pratica efficace è evitare i c.e.m..
    Ed a Varese esiste anche una consulta elettrosmog (che in quanto tale non ha alcun valore decisionale). Ma è stato necessario crearla per “gestire la criticità” che i cittadini stanno sollevando, perché non riescono ad ottenere un’indagine epidemiologica a Varese.
    Pensate, voi, candidati alla poltrona di Sindaco di riuscire ad affrontare il problema magari realizzando progetti tipo quello che nel 2010 ha dato vita sulle colline del Bolognese alla prima area certificata electric free italiana? In quel luogo, si stanno rifugiando tutti coloro che sono costretti a vivere schermati!
    Ma noi vogliamo evitare di arrivare sino alla malattia, perché non c’è ancora alcuna soluzione, se non appunto quella di “nascondersi” dalle onde elettromagnetiche.
    Secondo gli studi epidemiologici esistenti, la Sensibilità Chimica Multipla colpisce fra lo 0,5 e il 5% della popolazione e oltre il 12% della popolazione reagisce a certe sostanze chimiche ambientali.
    Dobbiamo salvaguardare i diritti di quelli che sono già malati, ma, soprattutto, quelli delle generazioni future.
    Ed evitare di usare il WIFI come propaganda politica.
    Lo hanno chiesto pubblicamente i malati il 12 maggio 2011, giornata mondiale per le malattie da sensibilizzazione centrale (Sensibilità Chimica Multipla, Sensibilità Elettromagnetica, Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia) fissando i punti più importanti:
    FORMAZIONE ALLA CLASSE MEDICA
    INSERIMENTO DELLA PREVENZIONE NEL SISTEMA EDUCATIVO
    FORMAZIONE PER I COMPONENTI DEI TRIBUNALI
    AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE
    POLITICHE SOCIALI, DEL LAVORO, SCIENTIFICHE E DELLA SALUTE
    PARI OPPORTUNITA’ (vista la crescente prevalenza di Sensibilità Chimica Multipla ed Elettrosensibilità fra le donne),

    Vi ringraziamo per l’attenzione, in attesa di una risposta.

    COMITATO DRIZZA LE ANTENNE
    per una corretta informazione

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