Varese

Villa Perabò, un volume ne svela le bellezze

Villa Perabò a Varese

Una vera “chicca” del nostro territorio, un diamante all’interno del ricco ventaglio di beni artistici e architettonici di Varese. Villa Perabò ha ospitato ieri la presentazione del primo volume dedicato alla storia architettonica dell’edificio e al suo sorprendente ciclo di affreschi, risalente alla metà del XVI secolo. La pubblicazione, dal titolo “Villa Perabò a Varese”, è edita dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus che ha avuto sede nella villa dal 2007 al 2010, ed è curata dal professor Andrea Spiriti dell’Università degli Studi dell’Insubria.

L’edificio, pur rimaneggiato, per la pluralità di usi, fra Otto e Novecento, conserva al suo interno una sala interamente affrescata con un ciclo profano di derivazione nordica, prezioso per il significato delle vivaci scene di vita cortese e di kermesse paesana che vi sono rappresentate. Le pitture, databili all’epoca dell’abdicazione dell’imperatore Carlo V (1555-56), momento nodale per i destini della storia europea, mostra chiari messaggi politici. Nel momento di dissoluzione del grande sogno asburgico, i dipinti comunicano le preferenze di una parte del patriziato lombardo, e in questo caso varesino con i Perabò, per una successione al controllo dello Stato di Milano da parte del ramo austriaco-boemo-ungherese della dinastia, con Ferdinando I d’Austria, piuttosto che per quello spagnolo-italiano-fiammingo –come invece avvenne – di Filippo II di Spagna. Le pareti dipinte, pur nella consapevolezza degli avvenimenti in corso, esprimono la nostalgia per un mondo che univa la Lombardia all’impero germanico e alle Fiandre, risalendo agli anni dell’imperatore Massimiliano I.

Luca Galli e Maurizio Ampollini hanno portato il saluto della Fondazione e ribadito l’impegno della stessa Fondzione anche nel settore della tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse storico-artistico del territorio, di cui villa Perabò, posta oggi all’interno del complesso del Collegio De Filippi sul Colle dei Miogni, costituisce un indicativo esempio di vero e proprio “tesoro nascosto” tra il borgo e le castellanze varesine.

I contenuti emersi da una appassionata ricerca scientifica sono stati illustrati dal curatore, cui si deve una articolata e innovativa lettura del ciclo pittorico e del ruolo della famiglia committente, oltre alla proposta di riferire il lavoro alla famiglia dei pittori Bocksberger, attivi tra il salisburghese, il trentino e la Baviera, proprio negli anni in cui era governatore di Milano il principe-vescovo di Trento Cristoforo Madruzzo, e dalle autrici che hanno collaborato al volume.

I contributi sono stati firmati dall’architetto Laura Giacomini che, attraverso un’attenta indagine archivistica, è riuscita a ricostruire con precisione le fasi di costruzione del sito; da Clara Castaldo, che  si è occupata della ricostruzione delle fonti iconografiche, principalmente stampe fiammighe, utilizzate dagli autori del ciclo; e da Laura Facchin, che ha proposto una lettura delle scene affrescate attraverso i numerosi riferimenti oggettuali presenti nelle scene dipinte: dall’abbigliamento agli oggetti d’uso nella vita signorile e popolare della prima metà del Cinquecento. Il ricco apparato di immagini che accompagna in una “virtuale visita” dell’intero ciclo è di Alberto Lavit, ottimo fotografo varesino.

20 maggio 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi