Varese

Un Maconi “politically correct” celebrato a Varese

Il tavolo dei relatori

Grande partecipazione di pubblico, ieri pomeriggio, all’appuntamento della Sala Montanari di Varese, per ricordare, a dieci annni dalla morte, il poeta Mauro Maconi. Un incontro annunciato da un bellissimo manifesto, dove si apriva una stretta fessura da cui usciva lo sguardo, vigile e lungimirante, del poeta, che se non fosse scomparso per una malattia oggi avrebbe 53 anni. Una parabola esistenziale breve, tesa, capace di lasciare versi limpidi e di grande respiro. Ma anche un uomo dentro le dinamiche del suo tempo, nel fuoco delle contraddizioni e delle inquietudini generose degli anni Settanta. Maconi fu anche uno dei protagonisti dell’avventura di Radio Varese, a metà dei Settanta. Una ricchezza che ieri non è per nulla uscita dal confronto al quale  pure partecipavano ospiti di alto profilo come Cucchi e Majorino.

Insomma, un Maconi molto “politically correct”, del quale è stato proposto un ritratto un po’ astratto, come se la poesia fosse una cosa e la vita un’altra, i versi un pianeta e le scelte della vita un altro, mentre – è chiaro – l’impasto di elementi, belli o brutti, è ciò che fa di un poeta un poeta (anzi, no: di un uomo un uomo). Forse Maconi meritava qualcosa di più e di diverso. Certamente dal volume pubblicato e presentato ieri, “L’indifferenza del tempo”, pubblicato da Stampa2009, con prefazione di Cucchi, che raccoglie editi ed inediti di Maconi, emerge una ricchezza poetica straordinaria, in grado di superare la prova del tempo. Come hanno dimostrato le letture di Anna Bonomi e di alcuni suoi allievi.

Dopo le parole introduttive dell’editore Marco Borroni, suggestivo, pur nella sua rozza fattura tecnica, il filmato in cui Maconi leggeva un Luzi seduto accanto a lui, triste e pensoso. Di Maconi, il poeta Maurizio Cucchi ha raccontato i primi passi nel mondo dei versi, diciottenne “grande lettore di prima mano, che amava la poesia degli altri, con il suo orecchio infallibile”. Un sensibilità fatta di humour e di attenzione costante alla fisicità della vita, dei corpi, dell’umano.

La scelta di Giancarlo Majorino è stata quella di proporre una disamina molto “interna” e raffinata di una poesia, quasi una piccola lezione accademica, puntuale e disincarnata. E infine a Giorgio Prestinoni, poeta e cugino di Maconi, il compito di ricordare il poeta e l’amico, il ragazzo segnato, fin da giovane, dall’incomprensibile e prezioso dono della poesia, avanti nelle letture e nei gusti rispetto ai coetanei, capace di trattare la parola con “levità e precisazione assolute”. A conclusione del suo intervento Prestinoni ha citato, del volume, dal titolo “1968″, su cui Prestinoni ha concluso alludendo a “miti che non ci appartengono”.

Infine ha preso la parola Giuseppe Bonomi, leghista, presidente di Sea, che ha presentato la prima edizione del premio di poesia intitolato a Maconi. Singolare che Bonomi non abbia neppure citato a chi il premio sia stato assegnato, al Circolo della Stampa di Milano, due sere fa. Be’, lo ricordiamo noi: alla giovane Lucrezia Lerro e al poeta Nanni Balestrini, autore di cui certamente era assai difficile proporre una lettura “politicamente corretta”.

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19 maggio 2011
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