Milano

Il Premio Maconi a Balestrini in una Milano in festa

Il poeta Nanni Balestrini

“Sono molto contento di questa magnifica giornata: ho vinto anche un premio!”. Nanni Balestrini risponde così in merito al premio che gli hanno appena conferito in nome di quell’indimenticabile esempio di apertura ed accoglienza che era Mauro Maconi. Il riferimento a ciò che sta accadendo in Corso Buenos Aires (per il passaggio al ballottaggio di Pisapia) non è per nulla sotteso. Balestrini resta sempre un esempio di coralità e mette da parte se stesso ed il premio appena ricevuto per non oscurare la festa che sta attraversando Milano. Proprio quel Nanni Balestrini che ha segnato gli anni sessanta con la Neoavanguardia, “partecipato” ai poeti Novissimi ed al mitico Gruppo 63, riferimenti insostituibili ancor oggi per chi fa sperimentazione in forma poetica.

E’ proprio lui il primo premio Mauro Maconi, che Sea ha istituito quest’anno: “Caosmogonia” (Mondadori 2010) si è classificato miglior libro di poesia edito e Lucrezia Lerro con “L’amore dei nuotatori” (peQuod 2010) ha vinto la sezione giovani. Una serata memorabile ieri al Circolo della Stampa di Milano, non solo perché la platea era composta dalle migliori anime della poesia italiana, ma perché le stesse rimandavano i risultati e confermavano l’inizio di un “altrove” da cui ricominciare, su cui costruire. Anche dal premio assegnato dalla giuria, presieduta da Maurizio Cucchi e composta da Paolo Di Stefano, Stefano Giovanardi, Giuliana Nuvoli, Mario Santagostini e Amos Mattia.

Non sono risuonati solo i versi di Balestrini, quelli che ricordano che la poesia “non è innocente”, ma anche quelli dell’esperto Claudio Recalcati che con il suo “Microfiabe” (Mondadori 2010) ha “lottato all’ultimo verso” con Baldo Meo (Epifanio ed altre meditazioni, Lietocolle 2010) e con quel Balestrini che ha fatto della sperimentazione un’arma durevole continuando a ricercare oltre la critica e la classificazione, evocando l’arte e muovendosi con le assonanze: «registrazioni distorte/ scempio dell’immagine/ il percorso di un acrobata su una fune tesa». Ma anche Recalcati ha una vera vocazione nel mettere in scena gli eventi della vita con sguardo tanto distaccato e altrettanto partecipe che già pervadeva “Un altrove qualunque”.

Uno dei momenti più toccanti è stata la “memoria” di Mauro Maconi affidata al video datato 1997 e “fermato” a Saronno, dove il poeta leggeva al cospetto di Mario Luzi “Presso il Bisenzio”. Un giovane che “cantava in maniera controllata e priva di retorica” rammenta Cucchi. I versi di Mauro Maconi non hanno vissuto le luci della ribalta per la brevità della sua vita, interrotta prematuramente, e per quel meraviglioso carattere schivo ed accogliente, che tanto ci ha insegnato: non il classico poetastro ambizioso, ma un essere unico con la sempre saggia e lieve parola per non mordere, ma assaporare la vita con ironia, quasi ne sperimentasse l’ingenerosità futura.

Anche le insicurezze tecnologiche della proiezione hanno riproposto il suo essere sempre in secondo piano, discreto, ma fermo nelle intenzioni, con grazia. L’onore di riascoltare le parole di Mauro Maconi ha raccolto, nell’euforia del rovesciamento milanese, nomi eccelsi della poesia, della letteratura e dell’arte contemporanea come Patrizia Valduga, Tomaso Kemeny, Raul Montanari, Gino Di Maggio, Dome Bulfaro, Bambi Lazzati, i giovani Veronica Fallini e Andrea De Alberti e tanti, tanti altri.  Sugellano il momento memorabile i versi del magistrale Balestrini in una lettura sorrisa: “in un reticolato di possibilità infinite/proviamo ogni volta con parole diverse/la nostra urgenza di ordine si annulla/le vecchie certezze se ne vanno/tutto si ramifica si scompone si mescola/gli esperimenti non producono un sì o un no”.

Ed in questa epoca la discontinuità è il miglior segnale di cambiamento. Perché la poesia nasce e vive nelle differenze, nelle sperimentazioni. Come quelle di Mauro che gli consentono di continuare a vivere tra le pagine della raccolta “L’indifferenza del tempo” a cura di Maurizio Cucchi, edito da Marco Borroni di Stampa2009 con gli orizzonti di Giorgio Vicentini in copertina. Il curatore ricorda “la sua acutezza ed il suo senso della parola” sorretti dalla “sua vena petrarchista”, intesa come naturalezza nell’uso degli strumenti della poesia.

“Ci incontreremo ancora/ in questa distanza” l’epigrafe del volume riporta le parole sobrie di Maconi. Sono trascorsi dieci anni dalla fine del suo viaggio terreno e continuiamo ad incontrare i suoi versi in questa distanza, ancora freschi come allora. Come le parole di ringraziamento di Nanni Balestrini al presidente della SEA, Bonomi: “La poesia è come un grande aeroporto: parole e versi che atterrano, parole e versi che ripartono…”. E’ giunto il momento di ripartire anche dalla breccia di Mauro Maconi “Il tempo è nelle cose e nella memoria/lavora come un ladro inesperto”… “respiro mediastino/dal cancro della storia”.

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17 maggio 2011 Ombretta Diaferia redazione@varesereport.it
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