Varese

Sul risultato di Fontana l’ombra del voto disgiunto

Il sindaco uscente Attilio Fontana

Chiuse le urne anche a Varese, ora è il momento della verità. Tutti gli occhi, nel capoluogo, sono rivolti al candidato sindaco uscente, Attilio Fontana, che ha corso sostenuto da una coalizione bipartitica, con Pdl e Lega Nord, ma senza l’Udc. L’esclusione dell’Udc nel capoluogo, così come la corsa solitaria a Gallarate, rispondono a due diktat del Carroccio che hanno messo in difficoltà il centrodestra. Due scelte, su Varese e Gallarate, che potrebbero anche determinare la possibilità di un ballottaggio.

Una situazione difficile, con un candidato sindaco, diciamolo chiaramente, che a Varese ha fatto la sua battaglia elettorale praticamente da solo, con scarso impegno del suo partito, senza iniziative per intercettare il voto d’opinione, ma con manifestazioni tutte molto rivolte ai voti fidelizzati. A questo si aggiunga che si paventano le conseguenze del voto disgiunto, cioè il fatto che ci siano elettori del centrodestra che votano la propria lista, il candidato in Consiglio preferito, ma non votano il sindaco. Ora che sono state chiuse le urne, si può dire che in alcune aree del Pdl ci sarebbero state indicazioni di voto disgiunto. Per rendere più debole, e quibndi politicamente condizionabile, il nuovo sindaco? Per una sorta di ritorsione verso una Lega poco presente in campagna elettorale e che, per irrigidimenti dal sapore ideologico, rischia di mandare la coalizione al ballottaggio?

Evidente che, se si verificasse un voto disgiunto di significative dimensioni, anche in caso di vittoria, il sindaco del centrodestra partirebbe da posizioni di debolezza e la legislatura si profilerebbe subito in salita.

16 maggio 2011
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