Lettere

Quattro voti li ha spostati

Ieri sera, all’incontro promosso da Varesenews, mancava la politica, con un pubblico composto per lo più dai candidati delle varie liste e parenti. E l’evidenza del perché è apparsa a noi quattro unici cittadini “indipendenti”.  Questa è la grande svolta del laboratorio politico varesino? La scelta di mettere dieci imbarazzanti candidati sindaco su un palco, non casuale, come quello di un teatro, risultante l’edificazione sull’abbattimento quasi vent’anni fa di un simbolo dell’architettura cittadina. Il mercato coperto, quindi, la memoria varesina, è stato cancellato nell’ambito dell’operazione immobiliare di realizzazione del centro commerciale e del parcheggio sotterraneo di piazza Repubblica, ma resta la testimonianza della scarsa lungimiranza di alcuni pubblici amministratori di Varese nell’era della Prima Repubblica che ci ha privato di alcuni dei più importanti monumenti della vecchia Varese, che ormai possiamo ammirare solo nelle foto d’epoca. E continua ancor oggi con parole vuote sul futuro della Caserma Garibaldi (che non si deve chiamare più così proprio per cancellare la memoria!)

La scelta è stata, quindi, di porre domande così superficiali ai candidati sindaco, che hanno destato imbarazzo non solo negli unici spettatori presenti, ma anche negli stessi candidati delle liste, che pian piano si allontanavano disgustati e pentiti di essersi fatti coinvolgere in questa consultazione. Ma che ancora si ostinano a ripetere ciò che il partito gli ha inculcato: è colpa degli elettori.

Gli stessi giornalisti, ad esclusione dei cinque direttori sul palco (da cui lei è stato escluso, ovviamente, perché avrebbe posto domande intelligenti a cui la classe politica varesina non è abituata, perché il confronto è intelligenza, il comizio ad una via dispotismo), gli stessi giornalisti dunque giocherellavano fuori dal teatro.

Però non sono concorde con lei nel dire che quella ridicola messa in scena, o come si è permesso di dire uno dei candidati più imbarazzanti “recita”, non abbia spostato neppure un voto. Ne ha spostati ben quattro, che avrebbero voluto far parte del partito degli “atensionisti”, pur di mandare un segnale alle 17 liste collegate ai 10 candidati sindaco.

Qualcun altro stamane titola “Aprirsi al mondo senza perdere l’dentità” ed esordisce parlando di un “confronto sereno ma vivace quello che si è svolto ieri sera davanti a 450 persone al teatro Apollonio di Varese tra i dieci candidati in lizza per la poltrona di sindaco.”

Questo è il grande problema della città: tutti sventolano la partecipazione (addirittura il sindaco uscente cita Gaber e Gramsci pur di risicare voti a quella che erroneamente si definisce “sinistra”), parlano di fare quotidiano insieme, ma nessuno dei dieci “attori” è interessato alla città ed alla democrazia. E l’eccezione conferma la regola.

C’era sul palco ieri sera qualcuno che non avrebbe voluto partecipare alle consultazioni, ma l’ha fatto per l’altissimo senso civico che lo pervade, quello che fa la cultura dii una comunità. Partecipa alle consultazioni con un savoir faire non proprio dell’ultima provincia del profondo nord, sicuro che non verrà mai eletto.

Bene, proprio lui (quindi escludiamo le due imbarazzanti presenze femminili e non venitemi a parlare di quote rosa) merita di ricevere una valanga di voti. Perché è riuscito a parlare senza tenere comizi pieni di promesse vuote e populistiche.

E’ servito perdere una serata per entrare a verificare che né Fontana, né l’Oprandi meritano la benché minima considerazione, benché l’uno conduca una campagna in pantofole e l’altra abbia battuto tutti i territori (dal volontariato alla scuola) per aggregare nomi e liste.

Varese ha bisogno di serietà. E lo dimostra il fatto che si parla di cultura senza avere la minima idea di ciò che sia e senza fare riferimento a ciò che rappresentava quell’area fino a vent’anni fa.

La miglior cultura varesina era in quel mercato coperto, dove incontravi le colf, i meridionali, ma anche le signore impellicciate e gli avvocati, dove il confronto esisteva e non solo sul prezzo del pesce, ma anche sul futuro di una piccola cittadina di provincia, oggi relegata ai grandi eventi ed alle sbronze nella movida.

Pensavamo che fosse più forte lanciare un segnale astensionista prima di ieri sera. Ora lanceremo un segnale molto più forte: noi cittadini partecipiamo costantemente alla costruzione di una comunità, che i politici di turno hanno svuotato negli ultimi vent’anni, depauperando le casse del comune per pagare assessori 3800 euro al mese (o come dice il sindaco solo 2500 euro netti).

Assessori che vengono imposti dall’alto ad un mese delle elezioni. Ma di questo il Sindaco uscente non se ne vergogna? Per colpa sua fuori dalle mura dell’ultima provincia del profondo nord, talmente tanto patria della lega che Bossi e Maroni devono venire a far campagna, fuori si parla di Varese come crogiuolo per la mafia. Quella stessa che ha abbattuto il mercato coperto ed ha creato il rutilante progetto di Piaza Repubblica, oggi palcoscenico di campagne elettorali sulla sicurezza. Ma se proprio voi ce l’avete tolta, perché ora sventolate di restituircela?

La ringrazio per lo spazio e per darci ancora spiragli di chiarezza in questo gran polverone…

E complimenti per non aver preso parte alla “recita del ridicolo” nel luogo più dimenticato di Varese.

Distinti saluti

Abramo

12 maggio 2011
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