Lettere

Una risposta a Zagatto

In relazione agli articoli pubblicati su Varese Report e su La Provincia di Varese in cui si parlava dell’accumulo di materiali nel parco di Villa Mylius, vorrei rispondere alle affermazioni dell’assessore Zagatto. I materiali nel parco di villa Mylius, a vista, sembrerebbero per la maggior parte provenienti da attività di potatura e sfalcio dell’erba, nonché da operazioni di pulizia delle foglie. Tuttavia al loro interno sono presenti anche oggetti di varia natura

tra cui pezzi di metallo, stracci e altro materiale, probabilmente raccolto durante le attività di pulizia delle foglie. Le foto scattate nel corso del sopralluogo di ieri mostrano chiaramente la presenza di questi materiali.

Il Codice dell’ambiente (Dlgs 152/2006), nella parte IV all’art. 184 – punto e), stabilisce che “i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali” siano classificati come rifiuti urbani. Una recente nota del Ministero dell’Ambiente (Nota prot. 11338 del 1° marzo 2011) ha ribadito tale concetto. “I rifiuti vegetali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali, invece, [...] restano, pertanto, soggetti alle disposizioni della Parte IV del Dlgs 152/2006 e sono classificati come rifiuti urbani ai sensi dell’articolo 184, comma 2, lettera e), del medesimo decreto”.

Sul fatto, quindi, che questi materiali siano da considerarsi rifiuto vi sono ben pochi dubbi. E alcun dubbio a riguardo dovrebbe averlo chi effettua le operazioni di manutenzione del verde. Quel materiale è stato “depositato negli anni” nel parco, come affermato dallo stesso assessore Zagatto, e quindi siamo oltre il termine massimo ammesso per il deposito temporaneo di rifiuti, che le attuali norme fissano in un anno.

Anche sul fatto che il materiale venga periodicamente rivoltato per garantire l’assenza di fenomeni di fermentazione anaerobica vi sono ben pochi dubbi, come dimostra la presenza di vegetazione parte dei cumuli. Inoltre la fermentazione del materiale produce odori e il percolamento delle acque piovane attraverso il materiale produce liquidi con elevato carico organico e quindi potenzialmente inquinanti. Alcune pozze di acqua putrida presenti ai bordi dei cumuli di materiale sembrerebbero confermarlo, anche se per averne certezza servirebbero delle analisi di laboratorio.

Tale deposito non potrebbe nemmeno essere considerato un sito di produzione di compost in quanto occorrono particolari impianti e autorizzazioni.

Il fatto ancor più grave, a mio parere, è che questi materiali siano stoccati a breve distanza dal parco giochi per i bambini e rappresenti quindi una possibile fonte di pericolo per i più piccoli.

Infine un dubbio lecito. Ma chi fa manutenzione? Nel’eventuale contratto non è previsto lo smaltimento dei materiali provenienti dalle attività di pulizia, potatura e sfalcio, il cui costo dovrebbe compreso nell’importo dell’appalto?

Colgo l’occasione per ringraziare le Guardie Ecologiche Volontarie del Comune di Varese per essere accorse immediatamente sul posto a seguito della mia segnalazione. Dei fatti è stato avvertito anche il comando provinciale di Varese del Corpo Forestale dello Stato.

Ing. Gianluca Bertoni

Ingegneria Ambientale e Meteorologia

Candidato consigliere per Unione Italiana

6 maggio 2011
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