Varese

Maroni Day, il ministro e l’occhio del Grande Fratello

Un momento della visita di Maroni in Questura

Due grandi schermi ad alta definizione, suddivisi, ognuno, in altri quattro schermi più piccoli. Le immagini arrivano in diretta, da strade e piazze di Varese, alla sala operativa della Questura. I poliziotti che ne occupano hanno il camice bianco come i medici. Le telecamere collegate agli schermi sono in grado di “brandeggiare”, cioè di zoomare, sui dettagli delle vie varesine, sulle persone, sui dettagli della vita in città. Prima tappa della giornata varesina, il ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni, è arrivato in Questura per benedire il collegamento della videosorveglianza già in funzione anche con gli uffici della Polizia di Stato, dato che finora le immagini arrivavano finora solo alla Polizia Locale, a cui la Questura doveva ricorrere in caso di necessità e di indagini. Una presenza del ministro in Questura legata alla campagna elettorale: prima la visita in Questura e poi il bagno di folla al Circolino di Bobbiate, ha anche l’obiettivo di sostenere Fontana, un candidato sindaco che a volte appare poco vivace e poco entusiasta. 

E’ il questore Cardona ad accogliere il ministro Maroni e il candidato sindaco di Varese, Attilio Fontana. Non mancano neppure gli assessori alla Sicurezza, D’Aula, il vicesindaco De Wolf e l’assessore ai Lavori pubblici Zagatto. E’ lo stesso questore a spiegare che le quasi 60 telecamere installate in città sono d’ora in poi collegate con Polizia Locale e Polizia di Stato, e presto lo saranno anche con le sedi di Carabinieri e Guardia di Finanza. Le immagini, spiega Cardona a Maroni, sono viste in diretta, ma vengono anche conservate e archiviate e, dunque, possono essere studiate in qualsiasi momento. Un progetto targato Bosch. Viene attivato un collegamento anche con il Pronto soccorso dell’Ospedale.

Interviene poi Fontana,  candidato sindaco per il centrodestra a Varese, che si rivolge al ministro e al questore (che erroneamente chiama “prefetto”, e a Maroni scappa un “hops!” piuttosto irrituale), per ricordare che ”all’inizio di tutto questo stanno i Patti per la sicurezza di Maroni” e poi aggiunge che questi strumenti per la sicurezza “i nostri cittadini possono stare moderatamente tranquilli”.

Elogia il “modello Varese”, il ministro degli Interni Maroni, e assicura che “estenderò il modello di sicurezza urbana di Varese a tutto il territorio nazionale”. Un modello che non si esaurisce nella semplice videosorveglianza, ma si basa sulla mutua e leale collaborazione tra le Forze dell’ordine. “Ho dovuto vincere molte resistenze – ammette Maroni -, e misure prese sono state bloccate, come nel caso del potere di ordinanza dei sindaci del 2008 che la Corte costutuzionale ha cancellato”. Un sentenza, quella della Corte, più formale che di sostanza, che però ha bloccato uno strumento che, negli ultimi tre anni, ha ridotto parecchio la microcriminalità.  ”Per la Corte non si può autorizzare l’uso dei manganelli alla Polizia Locale con un decreto, ma con una legge? Vuol dire che faremo una legge”.

5 maggio 2011
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