Varese

Maroni Day, a Bobbiate il leghista “della primissima ora”

Foto ricordo lumbard al Circolino di Bobbiate

E’ un ritorno alle origini della Lega, l’arrivo del ministro Roberto Maroni, ieri sera, al Circolino di Bobbiate, seconda tappa della giornata varesina a sostegno della candidatura a sindaco di Attilio Fontana. Un luogo, come dice Maroni, che evoca tanti ricordi ai leghisti “della primissima ora” come lui. “Qui venivamo a fare i volantini prima che la Lega diventasse Lega, era un luogo da attività carbonare”. E subito a Maroni piace ricordare la preveggenza del Senatur: “Era la fine del ’79, c’era ancora il Caf (sigla da Craxi, Andreotti e Forlani, ndr.), e dieci anni prima della caduta del Muro, Bossi diceva che sarebbe caduto il comunismo, e che la Lega sarebbe andata al governo.. questo è matto, dicevo io. Ma aveva ragione”. Maroni ammette: “C’era un atto di fede continua e costante da parte mia verso di lui”.

Ma subito i ricordi lasciano spazio alle difficili questioni di politica internazionale, ai bombardamenti in Libia. Un nodo sciolto, nella giornata di ieri, dalla mozione comune votata dalla maggioranza. E qui Maroni rimarca che ai profughi libici va data assistenza e accoglienza, dopo che in Questura, ai giornalisti, era apparso molto critico sul blocco dei 40 libici a Gallarate, lasciati dormire una notte su un pullman. “I profughi vanno accolti e non possono essere respinti”, ribadisce ieri sera a Bobbiate. Così come, continua il ministro Maroni, la guerra, per l’Italia, non è una priorità. “Ogni ora di volo di un Tornado ci costa 60 mila euro e poi diciamo che non ci sono i soldi  per le cose da fare in Italia. Per me le priorità sono altre, come dare risorse alle Forze dell’ordine e ai sindaci”. Davvero, come dice Maroni, “un mondo al contrario, con la sinistra che chiede di bombardare e la Lega che chiede uno stop ai bombardamenti”.

Il ministro torna poi sull’imminente voto comunale. Accanto a lui c’è il candidato sindaco Fontana. E dietro tutti i candidati leghisti in lista per Palazzo Estense. Un dato di fatto, ormai, che un leghista stia al vertice del Comune. “Dal ’93, con il nostro primo sindaco, Fassa, c’è sempre stato un leghista come sindaco di Varese. E ci sarà ancora, almeno per i prossimi 150 anni”. Una corsa verso la vittoria, assicura Maroni, che aggiunge, strizzando l’occhio alla platea: “Sarebbe meglio da soli che in coalizione”.  Una vittoria secca, al primo turno, senza se e senza ma, pronostica Maroni prima dell’applauso finale, con Fontana riconfermato. Al termine dell’intervento di Maroni, parla Fontana che sottolinea un aspetto non secondario dell’esito elettorale: “Dobbiamo combattere questa battaglia conquistando gli indecisi, dobbiamo vincere al primo turno e soprattutto vincere all’interno della nostra coalizione”.

Tutto pare finire qui. Ma qualcuno, tra il popolo leghista, alza la mano e chiede di fare una domanda. Sconcerto, contrarietà, qualche battuta, gli uomini della scorta in allarme. Alla fine, con fatica, viene fatto silenzio. E la domanda può arrivare: “Ma perchè all’ospedale invece che un pistolero non mettete qualche medico e qualche inferimiere in più?”. “L’ospedale non dipende da me”, taglia corto Fontana. E gli applausi e il clamore torna sul campo di bocce, e porta il vertice leghista a chiudersi in una saletta del circolino per consumare una cena con una bella grigliata portata da Tullio su un enorme vassoio. E così il ministro si chiude a mangiare con i suoi uomini. Mentre, fuori, impazzano le salamelle.

5 maggio 2011
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