Lettere

Un Comune efficiente

Il futuro sindaco di Varese, i futuri assessori, i futuri consiglieri comunali, chiunque essi saranno dovranno fare i conti con un aspetto di fondo: i pochi soldi. Dico questo perché i programmi dei partiti e dei candidati sindaco, nel momento in cui dovessero promettere interventi più o meno mirabolanti scivolerebbero inevitabilmente nella demagogia e i cittadini avrebbero tutto il diritto di domandarsi: si va bene ma chi paga?

Io penso che il migliore programma che si possa fare sia quello impostato sulla massima razionalizzazione delle risorse disponibili agendo, soprattutto, sull’organizzazione e sull’efficienza intesa come rapporto fra risultati ottenuti e risorse investite. I cittadini di Varese, per mentalità diffusa, non hanno difficoltà a comprendere questo approccio perché lo applicano già in famiglia e nelle loro attività.

E’ evidente che tutto ciò implica la definizione di una scala di priorità d’azione che parta dall’assolvimento dei bisogni primari della comunità da tutti facilmente identificabili , ma è anche probabilmente possibile, agendo sull’organizzazione, riuscire sia a contenere le risorse necessarie alla soddisfazione dei bisogni primari sia a soddisfare bisogni secondari comunque importanti con risorse minime quando non a costo zero.

Circa questo secondo aspetto, a titolo di esempio, mi riferisco all’opportunità che tutti i giovani possano svolgere un’attività sportiva per la valenza educativa alla responsabilità e di socializzazione civica che comporta. Nell’attuale momento storico i comuni non hanno soldi, le associazioni sportive ne hanno ancor meno perché sono venute meno le sponsorizzazioni e le famiglie sovente non sono in grado di sostenere costi oltre un limite più che simbolico. Queste associazioni permangono in vita solo per la meritoria opera di volontari appassionati. Cosa potrebbe fare il comune? Potrebbe essere il motore di un’aggregazione di una capacità riorganizzativa che vedesse il trasferimento di propri onerosi aspetti gestionali verso l’attività delle associazioni le quali certo dovrebbero assumersi delle incombenze e delle responsabilità ma ne ricaverebbero benefici che potrebbero favorirne la sopravvivenza. Insisto su questo argomento perché ritengo che l’attività sportiva dei giovani costituisca, a tutti gli effetti, un’azione di prevenzione educativa i cui frutti saranno raccolti dall’intera comunità quando questi giovani, dopo pochi anni, saranno cittadini adulti. Prevenire è meglio che curare.

Pensiamo anche alla possibilità di vivere la città da parte delle persone con disabilità, pensiamo all’iniezione di civiltà di una città che con intelligenza, abbia la capacità di essere promotrice, assieme alle varie associazioni, di soluzioni che, senza strafare e senza spese inutili, sappia concretizzare soluzioni tecniche efficaci.

Ho fatto questi esempi ma chiunque, animato da buona volontà, può individuare altri campi in cui il miglioramento potrebbe essere significativo senza o con modesta spesa. E a questo punto mi viene in mente anche il Consiglio Comunale ed i suoi lavori. A volte, nella mia recente trascorsa esperienza di consigliere, ho assistito a torrenti di emendamenti, a discussioni sul sesso degli angeli, quando non al gioco del “piccolo parlamentare” che magari a qualcuno può aver dato un’autoreferenziale soddisfazione, ma per la città ha determinato solo costi ed inefficienza amministrativa.

I Consiglieri Comunali sono espressione della città e hanno il dovere di lavorare per la città bene, in modo efficiente e costruttivo siano essi di maggioranza o di minoranza. Le manfrine lasciamole ad altri contesti che tutto sono fuorché esempi da imitare.

Claudio Vanetti

Candidato per l’Udc al Consiglio comunale di Varese

3 maggio 2011
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