Varese

Nasce l’Ecomuseo di Varese. Strizzando l’occhio ai Celti

Da sinistra, Sacchetti, Cavenaghi e Bortoluzzi

Una proposta innovativa, “StrAVA, progetto Ecomuseo Varese”, presentata ieri presso l’Ordine degli Architetti. Un progetto che sarà definito maggiormente in una giornata di studio, presso Villa Recalcati di Varese, sede della Provincia, giovedì 5 maggio, a partire dalle ore 9.15. Per ora è solo un progetto, portato avanti da un’associazione che dal 2002 si occupa del progetto, e che ora attende il riconoscimento da parte della Regione Lombardia. Di che si tratta? Come spiega l’architetto Matteo Sacchetti, docente al Politecnico di Milano, “vogliamo realizzare l’idea di un “museo diffuso”, in grado di dare più visibilità al territorio, creando una rete tra luoghi, oggetti, memoria storica”. Un’idea che, in realtà, in Paesi come Francia e Svizzera, è già sviluppata. Per il momento sono stati monitorati già diversi siti (circa 300), in un’area che da Varese sale verso il Nord della provincia.

Un progetto che viene illustrato anche dal presidente dell’associazione, Giangiacomo Cavenaghi, che spiega che “StrAVA” rimanda all’antico modo locale di chiamare la strada, e dunque allude a ciò che l’associazione e il museo vogliono proporre. “Itinerari, collegamenti tra realtà museali, industriali, storiche, artistiche: vogliamo aggregare e non dividere, collegare e non dominare sugli altri”. Un progetto, dunque, anche dalle evidenti ricadute sul fronte della promozione del territorio e del turismo. Meno comprensibile, invece, che il logo del progetto “StrAVA” specifichi anche che trattasi di “Intinerario Celtico”, un’espressione un po’ sospetta a Varese, culla della Lega. E anche un po’ riduttivo, considerato che tra i siti presi in considerazione ce ne sono anche alcuni distanti anni luce da quella lontana (e molto controversa) presenza storica. 

Sottolinea Arturo Bortoluzzi, direttore di Varese Europea, che il progetto già si colloca in un panorama già in parte definito, a partire dal Piano museale provinciale, che riconosce (al èpunto 6) l’importanza dell’Ecomuseo, una realtà, continua Bortoluzzi, “che raccoglie non solo realtà museali esistenti, ma ancxhe realtà culturali non museali”.

Insomma, l’ambizione di fare rete, cercando di fare dialogare realtà e soggetti diversi, dall’arte all’enogastronomia, è l’obiettivo del progetto, che vede al suo vertice un un Consiglio dove, tra l’altro, siedono, oltre a Cavenaghi e Sacchetti, anche Bortoluzzi (Varese Europea), Di Ronco (Pro Loco Varese), e lo stesso sindaco di Varese, Attilio Fontana.

3 maggio 2011
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