Varese

Varese zona franca? Bignasca sarebbe un frontaliero

Da sinistra, Raffaella Greco, Massimo Rovera e Lavinia Limido

Abbellire e rendere più attraente la città di Varese è importante, ma occorre, innanzitutto, tornare a far girare l’economia. E’ ciò che pensa Raffaella Greco, candidato sindaco di Unione Italiana e Varese-Zona Franca. E sul fronte del rilancio dell’economia del territorio, come dice lei, “è necessario puntare sul riconoscimento di Varese come zona franca”. Un concetto non semplice, in grado però di produrre diversi effetti positivi, i quali saranno spiegati in un convegno in programma a Varese il 9 maggio, alle ore 21, al Teatrino Santuccio. Ma nel frattempo gli attivisti di Unione Italiana e Varese-Zona Franca stanno distribuendo ai negozianti di Varese una vetrofania con la domanda “Varese zona franca? Sì, grazie!”. Adesivi che iniziano ad apparire su varie vetrine del capoluogo.

A fare il punto su questa espressione è questa mattina Massimo Rovera, che nel 2000 fondò un’associazione dal nome “Zona Franca”, proprio per sostenere la necessità che anche a Varese fossero praticabili defiscalizzazioni legate a questo status. “Una direttiva europea che sta applicando il Canton Ticino, pur non essendo un Paese dell’Unione europea – spiega Rovera -. Se una nostra impresa va in canton Ticino e assume il 60% di manodopera locale, per i primi cinque anni non paga le tasse e dopo le paga a scalare”. Il riconoscimento di zona franca porta, dunque, una serie di agevolazioni, che hanno ricadute positive per lavoratori autonomi e dipendenti.

Spiega ancora Rovera che finora di questo status hanno goduto in Italia zone portuali. Da noi, per ora, dobbiamo accontentarci dello sconto benzina, che è un pallido inizio della situazione prefigurata dalle liste che appoggiano la Greco alle elezioni comunali di Varese. “Finora – continua Rovera – i nostri politici si sono disinteressati della questione, ma ciò che nel 2000 poteva apparire un ‘di più’, oggi è diventata una necessità per la crisi che continua a mordere”. Una condizione nuova, auspica Rovera, che porterebbe anche a chiudere la partita sui frontalieri. “Se Varese diventasse zona franca, un signore come Bignasca finirebbe per diventare un nostro frontaliero”.

30 aprile 2011
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