Lettere

Il lavoro che non c’è

Al di là della ritualità del Primo Maggio, si deve avere il coraggio di porsi delle domande serie sul tema della disoccupazione in Italia ed in particolare su quella giovanile. Oggi, come è noto, il tasso di disoccupazione che riguarda i giovani nella fascia d’età 15-24 anni è  del 30 % contro una media Ue del 19,9%!  Si tratta di una vera e propria emergenza che, al di là delle dichiarazioni generiche, nessuno ha il coraggio di affrontare

perché sono tutti perfettamente consapevoli del fatto che, per risolvere questo grave problema, è necessario fare scelte innovative e soprattutto impopolari. I sindacati, e in particolare la Cgil, fanno una politica autoreferenziata e anacronistica basata su una concezione ideologica e vecchia che, originariamente, traeva la sua forza dalle Corporazioni e dagli Stati del Novecento. Questa concezione è fondata sulle garanzie possedute dai lavoratori a tempo indeterminato e non contempla una eventuale discussione sulla flessibilità e sulla crescita. Tale approccio è improponibile e perdente nell’attuale situazione mondiale.

Trovo rappresentativo che Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, davanti a questa situazione abbia messo al centro della discussione la battaglia per tenere chiusi i negozi il Primo Maggio. Non si difende il lavoro tenendo a casa i lavoratori, soprattutto in un Paese dove il turismo è una ricchezza non ancora sufficientemente valorizzata.

Mettere in discussione tali rigidità può essere impopolare, ma la gente ha ormai capito che un mondo del lavoro ingessato non fa altro che farci arretrare come collettività e individui, impoverendoci sempre di più anno dopo anno. Un dato può far comprendere meglio ciò che dico: un paio di anni fa si parlava di ‘generazione mille euro’, oggi lo stipendio dei ‘fortunati’ che trovano un primo impiego e’ di 832 euro. Abbiamo chiaramente raggiunto il livello di guardia e non possiamo più stare fermi.

L’accordo Fiat,  che ha messo in discussione rigidità e privilegi sindacali, ha garantito migliaia di posti di lavoro, incrementi di retribuzione ed investimenti importanti. E’ da lì che dobbiamo partire per fare una politica di sviluppo che dia ai giovani  prospettive future di autonomia, responsabilità e benessere.

Quindi facciamo pure la solita festa con cortei, bandiere e concerto rock, ma dal 2 maggio battiamoci per far crescere economia e occupazione giovanile attraverso una maggiore flessibilità e una politica del lavoro che punti al recupero della produttività.
 
Giuseppe Vuolo
Candidato Pdl al Consiglio comunale di Varese

29 aprile 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi