Varese

Ponte del Sorriso, il regalo dei bambini ai detenuti

La piccola cerimonia in ospedale

Un volo di colombe multicolore, augurio di libertà, è stato il ringraziamento che i bambini della pediatria del Ponte del Sorriso hanno preparato per i detenuti del carcere di Varese, che a Natale avevano organizzato una colletta per fare una donazione al nuovo ospedale materno infantile.

Don Marco Casale, cappellano del Miogni, ha fatto visita al reparto pediatrico, accolto dal prof. Alessandro Salvatoni, da Emanuela Crivellaro, dai bambini, dai genitori, dal personale sanitario e dai volontari. Una bella festa per consegnargli migliaia di colombe con le parole dei bambini, che dovrebbero essere appese nelle celle, per portare una nota di leggerezza, un soffio di speranza a chi è recluso.

“Vorrei avere una bacchetta magica per regalarvi la libertà nel cuore”, “Le pareti non fanno prigioni. La libertà di pensiero e di cuore ti fanno volare oltre il tempo e lo spazio”, “Che il vostro cuore voli con questa colomba”, “Libertà è scegliere di amare gli altri”, “Come la marea muove le onde del mare, la speranza nella vita muove i nostri giorni” sono solo alcune delle centinaia e centinaia significative frasi che i piccoli ricoverati hanno scritto sui volatili da loro stessi confezionati con i volontari del Ponte del Sorriso. Un lavoro che ha richiesto un paio di mesi, per consentire ai tanti bambini che ogni giorno arrivavano in pediatria, di aggiungere un pezzo alla lunga catena di animali alati.

Una catena che costituisce un legame importante che ormai unisce i carcerati al Ponte del Sorriso. Don Marco, infatti, non è arrivato a mani vuote, ma ha portato un altro contributo, frutto della generosità dei residenti nella casa circondariale. Duce Emanuela Crivellaro, presidente della Fondazione Ponte del Sorriso Onlus: “Noi della fondazione del Ponte del Sorriso, riteniamo che sia una delle donazioni più significative che abbiamo ricevuto. Essere chiusi dentro delle mura, non impedisce un rapporto con la comunità che ospita quelle mura. Quella cinta che divide dalla città non è una barriera che preclude la possibilità di comunicare e di sentirsi in qualche modo parte del territorio circostante. E’ come se, con questo gesto, chi è dentro, fosse evaso spiritualmente, dimenticando la propria sofferenza per aiutare altra sofferenza, quella dei bambini in ospedale”.

Don Marco, portando con sè le varipinte colombe, ha salutato dicendo “arrivo in grigio” facendo riferimento all’abbigliamento da prete “e vado pieno di colori”. E di sorrisi. Ha scritto una ragazzina su una colomba “Il sorriso costa meno dell’elettricità e illumina di più”.

28 aprile 2011
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