Varese

Ad un anno dalla morte, Panza dimenticato a Varese

Il conte Giuseppe Panza di Biumo

Accade spesso a Varese. I grandi protagonisti culturali che hanno vissuto o sono legati a Varese, vengono rimossi. Una sorta di “damnatio memoriae” che colpisce i grandi esponenti della cultura che hanno operato in questo territorio. Nati qui o acquisiti: resta un mistero perchè sia stata conferita la cittadinanza onoraria ad Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane, per poi dimenticarsene subito e completamente. L’elenco di casi analoghi sarebbe lungo e imbarazzante.

Ma certamente desta sconcerto il silenzio assordante sulla figura del conte Giuseppe Panza di Biumo, ad un anno dalla sua scomparsa, il 24 aprile del 2010. Un grande intellettuale, innanzitutto, ma soprattutto un collezionista lungimirante e curioso, grande amico degli artisti, che aveva intrecciato la sua vicenda esistenziale con Varese, se non altro – e questo non avrebbe dovuto sfuggire a nessuno - per avere donato, nel 1996, al Fondo Ambiente Italiano, quel luogo che si chiama Villa Panza a Biumo Superiore, Museo e Collezione di oltre 150 opere che lo stesso Fai aveva provveduto, nel 2000, ad aprire al pubblico.

Anche se si poteva ignorare la vita di Giuseppe Panza prima di allora, da quel momento il collezionista entra nella vita della città, e lega il suo nome ad una delle vere “eccellenze” della città. E proprio in un momento in cui si continua a parlare di eccellenze e di turismo, spesso si ignora un luogo che è considerato un vero mito da chi arriva a Varese da fuori, altri paesi europei o Stati Uniti. 

A Varese nulla su Panza. Neppure una mostra, in questo anno trascorso, dedicata alla sua opera, alla sua collezione, alla sua poliedrica figura (una piccola mostra, non eccezionale, è stata invece organizzata a Lugano). Un’assenza che riguarda lo stesso Fai, che per questa occasione non si è segnalato con qualche iniziativa che rompesse il conforme, diffuso, sconcertante silenzio.

Ne prendiamo, tristemente, atto. I grandi esponenti della cultura, tranne qualche eccezione (il solito Chiara, un po’ Morselli, mentre Santuccio è stato ormai cancellato e Apollonio è finito nel dimenticatoio), non vengono riletti, riavvicinati, ripresi in considerazione. Non celebrati, sarebbe una brutta parola. Ma rievocati sì, alla ricerca di qualche spunto ancora oggi attuale. Ma forse il silenzio su Panza rientra nella più generale disattenzione per la cultura a Varese, spesso furbescamente giustificata con i tagli di bilancio, ma che sotto sotto si confonde con una punta di disprezzo. Un errore gravissimo, perchè senza cultura siamo tutti più poveri e più disperati.  Destra, sinistra e centro.

24 aprile 2011
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2 commenti a “Ad un anno dalla morte, Panza dimenticato a Varese

  1. ester il 24 aprile 2011, ore 21:33

    A me pare che a Varese le iniziative culturali siano, in genere,di breve respiro e limitate ad un ambito locale.Così forse Panza non rientra in questa visione limitata e perciò viene trascurato.Quello che ci ha lasciato è in una dimensione ben più ampia e complessa.

  2. Jane Bowie il 26 aprile 2011, ore 19:46

    Concordo con Ester. Panza era troppo grande per Varese che ha una visione piccolina della cultura. Un’amico di Panza, l’artista e motore culturale scozzese Richard Demarco (ebbene sì, antenati italiani) ha detto: non fare piccole cose disgustose, fare grandi cose che scuotano le persone. Forse era stato in visita a Varese…

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