Varese

Scardeoni (FdS): alla cultura mancano spazi adeguati

L'editore Carlo Scardeoni

Spesso e volentieri, a Varese, la cultura è la vera Cenerentola dei bilanci. Tagli e ritagli sono in arrivo, mentre in altri centri, dalla vicina Gallarate alla più lontana Mantova, non solo la cultura è un valore “culturale”, ma anche un valore economico. Insomma, cultura, ben organizzata, con idee nuove, con protagonisti all’altezza, fa rima con business. Tra i candidati sindaco in corsa per Palazzo estense, c’è un editore, Carlo Scardeoni, candidato sindaco per la Federazione della Sinistra, e patron della casa editrice varesina Arterigere.

Cultura come la Cenerentola dei bilanci. E’ d’accordo?

Credo che parlare di cultura imponga di parlare di strutture. Se non ci sono spazi per svilupparla a livello popolare la cultura non può esistere. Altri discorsi sono fumo negli occhi. Occorre quindi spendere il denaro a disposizione aiutando chi oggi pena.

Partiamo da un capitolo spesso dimenticato: la Biblioteca Civica. Cosa ne pensa?

Varese ha una biblioteca civica insufficiente, non al passo con i tempi. I libri giacciono nei bunker, gli spazi per gli utenti sono ristretti, la consultazione dei fondi appare ardua malgrado la buona volontà e capacità degli operatori (come la direttrice, la dottoressa Violini). Una buona biblioteca è il passo decisivo per il rilancio di una cultura di base. La biblioteca dovrebbe ricevere anche più stanziamenti finanziari per acquistare i libri che i cittadini chiedono. L’Archivio del Comune in viale 25 aprile, ben ordinato dal professor Piero Mondini, appare sulla carta inutilizzabile: ci sono i documenti, molti e importanti, ma non c’è lo spazio per consultarli e studiare. Due miseri tavoli fanno mostra di sé all’ingresso dell’Archivio.

Come risolvere questi problemi di spazio?

Lo spazio per risolvere questi problemi sulla carta esiste: è la decrepita Caserma Garibaldi che rischia di crollare, caserma dove è passata tanta storia della città. Si parla da anni di un suo sfruttamento ed ora che pare sia nella disponibilità della Amministrazione comunale, il discorso del suo utilizzo è paradossalmente fermo. Sembra incredibile, ma quel luogo tanto vasto e centrale potrebbe risolvere con un colpo solo altri problemi della città in un settore assai carente: si potrebbero fare un teatro, una biblioteca, un centro che raccolga le decine di associazioni disperse per la città (Centro garibaldino, Centro mazziniano, Dante Alighieri, Famiglia Bosina, Italia Nostra, ecc ecc).

Sul fronte della riflessione storica cosa manca a Varese?

Alla Garibaldi si dovrebbe ospitare una sede per la Storia Contemporanea a cominciare da quella della Resistenza. Varese è la sola città del Nord Italia che non ha una sua sede autonoma. Il materiale che esiste è disperso in mille rivoli. Chi volesse studiare quel periodo non saprebbe dove andare e infatti gli studenti che si muovono in questa direzione fanno uso dei fondi privati e si dirigono presso i pochi studiosi che danno loro una mano. Una situazione vergognosa cui pare non si voglia dare il peso che merita neppure nei cosiddetti partiti di sinistra o pseudo tali se, è solo un esempio, nel programma del Pd delle prossime amministrative, brillano come primari obiettivi per la “Cultura” un Centro della Civiltà contadina (!!!) e un Festival delle Culture (!!!), suggerimenti che lasciano il tempo che trovano e non c’è una sola parola per la Resistenza.

Un centro studi sulla Resistenza, dunque?

Solo se si avesse uno spazio siffatto si potrebbe avviare un progetto che potrebbe coinvolgere l’intera cittadinanza perchè possa concorrere con carteggi privati e fotografie ad una ideale ricucitura del tessuto storico-economico-politico della città.

Sul fronte Università, quali le carenze principali?

Sappiamo che pronunciare la parola Università voglia significare tante cose. La prima è che non c’è Università seria senza una serie di strutture di studio e di ricerca. Varese versa in questa situazione. Ha una sede ma non è città universitaria che deve avere strutture collegate. Gli studenti per la Facoltà di Medicina pesano sull’Ospedale in fase di ristrutturazione. Ma l’Ospedale non ha un Centro Studi per loro e neppure una Biblioteca agibile. Gi altri studenti vagano dalla Biblioteca civica, ai piccoli spazi interni della “Insubria”, alla sede comunale di piazza XX Settembre. Il paradosso è che l’Università presto collasserà mancando il sangue necessario per la sua esistenza: nel frattempo notizia che la dice lunga sullo stato dell’Università, dato che manca anche una mensa dove poter mangiare a prezzi contenuti, i bar-pizzeria della città stanno facendo a gara per offrire il pasto a buon mercato!

Terminiamo con le manifestazioni culturali. Cosa ne pensa?

Inutile sottolinearlo per non svilire il lavoro degli organizzatori ma il Premio Chiara non decolla. Credo che occorra altro né la “cifra” dello scrittore a livello nazionale aiuta. Siccome nel contempo è stato lanciato un “Premio Morselli” destinato per ora a vita di secondo profilo cosi come a Luino il Premio “Vittorio Sereni” perchè non unire gli sforzi? Fare una sola cosa, ripensando magari al progetto? Interrogativi ai quali rispondere.

22 aprile 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi