Varese

Parco-uliveto, il prezioso olio di lago anche a Varese

Sindaco Fontana e il prevosto monsignor Donnini accanto alla Madonnina

In cima a via Monte Bernasco, una strada costellata da ville e villette, in uno dei luoghi più incantevoli di Varese, c’è un appezzamento di terra. Quattromila metri quadrati di proprietà comunale, una folta cornice di alberi e vegetazione, una grande finestra sul Lago di Varese, là in fondo, bellissimo. L’area, un po’ brulla, occupa una posizione ottimale. Da questa mattina è stata definitivamente consacrata a diventare un parco-uliveto. Un parco tematico, insomma, che vede piantati 83 ulivi che Nicora Garden ha preso dalla terra toscana e affidato ad Enrico Marocchi, dell’Associazione Olivicultori, ad Ignazio Bonacina, rappresentante del Consorzio Agrario Varese, e alla vera mente di questa bella iniziativa, il parroco di Bosto, il mitico prete-artista don Pietro Giola. Al taglio del nastro di questa mattina non mancavano il sindaco Fontana e il prevosto, monsignor Gilberto Donnini, insieme al vicesindaco Giorgio De Wolf e all’assessore all’Urbanistica Binelli. Presenti anche alcuni candidati sindaco: oltre a Fontana, le due donne candidate, Luisa Oprandi e Raffaella Greco. Forse un segnale di sensibilità maggiore per l’ambiente rispetto ai candidati uomini.

Una lunga storia sta dietro a questo piccolo parco, aperto ai varesini e, soprattutto, alle scuole. Una storia fatta di no. No alla speculazione edilizia e alla “calata” degli immobiliaristi. Un gruppetto di persone di fede politica diversa, tutti però impegnati a tutelare la città, il Pd Carlo Nicora e il leghista Attilio Ossola, oltre ai forzisti Mario Carabelli e Maria Carla Paietta, riuscirono a sottrarre l’area a possibili speculazioni già dietro l’angolo. Come racconta l’assessore all’Urbanistica, il leghista Fabio Binelli, “inizialmente questa area era stata azzonata come villa. Poi fu declassata a area per realizzare casette. Infine diventò parco”. Una lunga battaglia per arrivare ad una variante che mettesse definitivamente in salvo questo parco. “Poi per la posizione del terreno – continua Binelli – e le difficoltà per arrivarci, abbiamo pensato di trasformarlo in parco tematico da dare in comodato gratuito alla parrocchia di Bosto”.

Qui la vicenda amministrativa si intreccia con quella iniziativa benefica che è l’Olio di Sant’Imerio, un’iniziativa che va avanti da otto anni e che fa dire a don Giola: “Non sono mancate voci discordanti, tra cui quelle che dicono che non è un verde varesino. E’ vero che qui ci sono quelli a cui piace molto il verde (riferimento a sindaco e assessore, ndr), ma non dispiace un verde argentato che ricorda la Toscana”. Sul fronte del significato del parco interviene Bonacina. “Non dobbiamo dimenticare che, dalla fine dell’Ottocento fino almeno agli anni Trenta, tante famiglie varesine coltivavano viti e uliveti, piccole produzioni per un’economia di autoconsumo. Noi oggi ci riallacciamo a quella lontana tradizione. E cerchiamo di fare capire che coltivare gli ulivi a Varese è possibile”. Ma c’è chi giura che olio usciva anche dal grosso frantoio dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso, a Leeggiuno, epoca secentesca, tempi di Promessi Sposi.

E così arriviamo al dato economico. Si punta, anche con questa iniziativa, a produrre l’olio di lago, un genere che in alcuni luoghi viene proposto come una vera leccornia, un prodotto costoso e di altissima qualità. E’ il caso, ad esempio, dell’olio prodotto sul lago di Garda. Sarebbe un olio che si andrebbe ad aggiungere ai tanti prodotti locali che stanno marciando verso riconoscimenti ed onori. Dalla Formaggella all’olio di lago, insomma, il passo può essere breve. Basta crederci, come questa mattina in cima a Via Monte Bernasco.

22 aprile 2011
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