Varese

Dove i nonni sfuggivano alle bombe. Riapre il rifugio

In visita al rifuglio antiaereo di via Lonati

Un tunnel che evoca il passato, annni duri, di sofferenze e privazioni, che i varesini affrontarono con coraggio. Un tunnel che in realtà era un rifugio antiaereo, realizzato nell’ottobre del 1943, che i volontari del Gruppo Alpini-sezione di Varese e del gruppo Speleologico Prealpino hanno ripulito e reso nuovamente accessibile in sei mesi di lavoro.

Questa mattina è stato riaperto dall’ingresso di via Lonati, davanti all’accesso al parcheggio Aci, e si è offerto alla vista come in buone condizioni, con leggeri interventi (una trave di legno è stata rimessa sugli appoggi originali per farne una panca), e con la presenza di stalattiti e stalagmiti.

Alla visita erano presenti il sindaco Attilio Fontana, l’assessore alle Politiche educative Patrizia Tomassini, l’assessore ai Lavori Pubblici Gladiseo Zagatto. Alla guida Elena Castiglioni, invece, il compito di offrire dettagli e spiegazioni sul rifugio lungo 140 metri, con sei prese d’aria, punti d’acqua, servizi igienici, una struttura che servì ai civili (qui potevano ripararsi 600 persone) per proteggersi dai terribili bombardamenti del ’44, diretti contro la fabbrica Aermacchi. Davvero suggestive le scritte originali che si possono leggere ancora oggi sui muri, come “Ordine e calma”.

“Ci sono 10-12 metri di terra sopra di noi – spiegava la Castiglioni -, ma non è l’unico tunnel antiaereo esistente. E’ stato il primo, dato che gli altri sono stati realizzati dopo i bombardamenti contro l’Aermacchi”. Ne erano stati progettati 7 o 8, ma ne sono stati costruiti cinque, di cui uno presso una villa privata di Varese.

“Un recupero – dice l’assessore Tomassini – che è stato fatto anche in vista del 25 aprile, per dare la possibilità a tutti, specie ai più giovani, di ricordare il passato e ciò che accadeva allora. Ora è nostra intenzione riaprire anche gli altri rifugi della città”.

Sempre oggi si pare la mostra “Aprile 1944 Varese sotto le bombe”, al Salone VareseCorsi di piazza Motta 4. L’esposizione di testi e immagini a cura di Pietro Macchione illustra un momento drammatico della storia cittadina: i bombardamenti di Varese dell’aprile 1944, quando Masnago e la parte adiacente di Varese subirono numerose perdite di vite umane e pesanti danni materiali.

20 aprile 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Dove i nonni sfuggivano alle bombe. Riapre il rifugio

  1. franco giannantoni il 20 aprile 2011, ore 21:27

    Egregio Direttore, visitare oggi un rifugio antiareo ha un senso se si spiega la ragione per cui gli anglo-americani bombardavano i centri abitati e la cittadinanza era costetta a trovare riparo per evitare di essere colpita. Nel’aprilel 1944 l’obiettivo per Varese era l’Avio Macchi che produceva ii caccia Veltro e Saetta per il Reich e la Rsi. La favbbrica doveva essere distrutta così come altri obiettivi militari in provincia per affrettare la fine della guerra e mostrare che il livello militare della sbandierata macchina difensiva del fascismo era ridotto a zero. In caso contrario è un esercizio inutile. Mi auguro che questo sforzo sul terreno storiografico si faccia assieme a quello meritorio di accompagnatori degli alpini e degli speologi. Cordiali saluti, Franco Giannantoni

Rispondi