Scuola

A Varese classi per aiutare chi è appena arrivato

L'insegnante Cinzia Milan

Come spesso accade per le iniziative importanti, lavorano in silenzio, passo dopo passo, senza clamore. E’ il caso del Centro di prima alfabetizzazione di Varese, una realtà che viene finanziata dallo Stato, ma anche da Palazzo Estense. Un paio di classi presso la media Vidoletti, al Centro si seguono bambini e ragazzi appena arrivati nel nostro Paese, che spesso non conoscono una sola parola d’italiano. Una realtà importante, che punta a rendere l’ingresso e l’integrazione di giovani stranieri, dai 6 ai 14 anni, più semplice e concreta. Sì, proprio bambini e ragazzi stranieri, un dato interessante in una città che è la culla della Lega Nord.

Una prima realtà di questo genere era nata nel 2003, come spiega Giovanni Resteghini, dell’Ufficio scolastico provinciale, ma poi si è perfezionata e da quest’anno ha trovato sede alla Vidoletti. Un centro che lavora seguendo i ragazzi che sono appena arrivati e che si trovano spaesati di fronte al nostro sistema scolastico, aiutandoli a capire il mondo in cui si trovano. Come spiega un’insegnante coinvolta nel progetto, Cinzia Milan, “il nostro primo compito è quello di insegnare l’italiano a questi ragazzi, che poi vengono inseriti nelle varie scuole varesine. Ma non è finita qui: continuiamo a seguire i nostri alunni anche dopo che sono stati inseriti, in una funzione di supporto alle loro insegnanti”. Le insegnanti, che si occupano dei ragazzi che vanno dai 6 ai 14 anni, sono cinque, due statali  e tre dipendenti dal Comune.

Un impegno difficile, ma indispensabile, quello che viene svolto in queste “classi di integrazione”, che può camminare solo grazie alla collaborazione di tutti: di tutte le scuole di Varese, degli insegnanti, degli stessi genitori dei ragazzi. Da settembre ad oggi, sono stati seguiti 48 ragazzi, ma è facile prevedere che l’attività dovrà crescere prossimamente. “Abbiamo avuto notizia – continua la Milan – che stanno per arrivare altri ragazzi stranieri a Varese, che dovremo seguire”. Una prospettiva che non preoccupa più di tanto gli insegnanti. Mentre la Milan e la sua collega Romana Gerindi si mostrano più preoccupate per i tagli che riguardano la scuola e la possibilità che finiscano per bloccare questa importante esperienza. Timori fondati, senza dubbio, ma si continua a lavorare come se niente fosse. Con questi ragazzi spaesati e incuriositi che vengono da Paesi lontani e diversi. Alla ricerca di un futuro migliore.

20 aprile 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi