Varese

Raffinato e popolare, Van De Sfroos trionfa a Varese

Il concerto "Yanez" al Teatro Apollonio di Varese

A colpi di sold out, prosegue il “Yanez tour 2011″ di Davide Van De Sfroos. Dopo Locarno, ieri sera, venerdì 15 aprile, al Teatro Apollonio di Varese, Van De Sfroos ha proposto il primo concerto varesino (questa sera, sabato 16 aprile, sul palco del teatro di piazza Repubblica, arriva il secondo, sempre sold out). C’era una volta Davide Van De Sfroos. E’ un po’ questa l’impressione che potrebbero avere coloro che, come noi, seguono il cantautore laghée Bernasconi da diversi anni. Lo spettacolo proposto ieri sera a Varese, sull’onda dei riti sanremesi, dà la misura di un autore che è maturato parecchio, in ricerca, insomma uno che non si è seduto sugli allori. Qualcuno comunque molto diverso dalle origini. Per dirla con una battuta, ieri sera abbiamo visto un Van De Sfroos che, per certi versi, assomigliava ad un attore ed autore come Marco Paolini, il miglior Paolini, s’intende, quello che andava in giro con i suoi “Album” per teatri e sale aziendali.

Racconto e memoria. Racconto e memoria prendono uno spazio considerevole nello spettacolo. Una personale mitologia (qualche noioso direbbe “mitobiografia”) fatta di peronaggi e atmosfere, si fa largo sempre di più nei concerti di Van De Sfroos. Molto generazionale, molto nostalgico. Un concerto agrodolce, è l’espressione giusta. Parole che anticipano le canzoni, che le travisano, le tradiscono, le arricchiscono. Parole che Davide ama, proprio come Paolini. Entrambi condividono il fascino della memoria: memoria di bambini, di famiglie, di preti d’oratorio, di un’Italia che ricordiamo tutti con una dolente nostalgia.

E poi. E poi Davide diventa sempre più raffinato. Forse per un’evoluzione tutta sua, forse per “sdoganarsi” definitivamente dallo stereotipo del “cantautore che piace ai leghisti”. Sempre più raffinato: proclama che nella sua band i componenti parlanpo dialetti diversi. Lascia spazio, special guest, all’inarrivabile Roberta Carrieri, che canta nenie, che parla greco. Contaminazione, world music, ethnic music: davvero difficile, oggi, incasellare il cantautore comasco. Che nel corso del concerto tocca momenti da brivido: quando rievoca la tragedia di Nikolajevka (e qui torna l’analogia con Paolini), quale momento di memoria nazionale condivisa. O quando intona la “Ninna nanna del contrabbandiere”. Uno spettacolo, organizzato dalla varesina Consel, che ci racconta di un autore che ormai appartiene a tutti, e non alla sola Padania.

Eppure. Eppure racconto, parole, raffinatezza, non tolgono una virgola al godimento che si prova nell’ascoltare le sue canzoni dal ritmo incalzante, dalle sonorità esplosive. Quando interpreta “Yanez”, ci piace segnalarlo, tutta la band si alza in piedi ed esegue il pezzo. E il pubblico non si tiene più. E così accade per altri pezzi travolgenti: da “Galena Fregia” a “El carnevaal di schignan”, fino al pezzo finale “La Curiera”. Un pezzo di congedo che parla del nostro Paese, potente immagine di noi tutti, tutti uguali, tutti diversi, che tutti insieme andiamo avanti. Verso il futuro. Senza conoscerlo ancora, ma, tutto sommato, e nonostante tutto, con un certo ottimismo.

16 aprile 2011
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