Cantello

Cava ex Coppa, la versione della Italinerti

Riceviamo e pubblichiamo una lunga lettera di Antonio Nidoli (Italinerti) che interviene su polemiche e dichiarazioni relative alla Cava ex Coppa di cui si è parlato spesso sui media in questi mesi.

La vicenda che riguarda l’area situata a Cantello, nella ex cava Coppa, ed il suo recupero, sono assurti, ormai da parecchi mesi, agli onori della cronaca. Sui giornali ed in televisione si è detto di tutto e di più, e di tutto e di più si dirà, probabilmente, per poco meno di due mesi; poi, altrettanto probabilmente, la situazione si sgonfierà per evidenti motivi dei quali si darà conto in altra parte di queste righe.

Ho aspettato fino ad adesso a dire la mia, ma la situazione lo impone. Non posso più ascoltare affermazioni e tesi che sono, francamente, – soprattutto se provenienti da soggetti che esercitano, a vario titolo, pubblici mandati – degni del miglior fescennino. I commenti li farò dopo. Entriamo subito nella fattispecie.

La Società ITALINERTI s.r.l. fa capo alla famiglia Nidoli, che opera da diversi decenni nell’attività estrattiva, ed è diventata proprietaria della cava “ex Coppa” nel 1985, dopo un ventennio di coltivazioni, alcune legittime altre no, ad opera della precedente proprietà. E’ quindi del tutto evidente, e documentalmente provato proprio dagli atti della P.A., che non è stata Italinerti a scavare l’attuale carie presente nella collina dei Trescali e non è stata Italinerti a ricevere i 50 verbali che tanto hanno fatto scalpore nelle trasmissioni televisive. Va solo detto, tanto per chiarire, che il Sig. Sindaco di Cantello ha, invece, espressamente affermato, su precisa domanda del giornalista, in una trasmissione televisiva, che le attività di scavo abusivo sono state poste in essere da Italinerti. I documenti a sue mani lo smentiscono. Lo stesso vale per l’allora vigile di Cantello, che in diverse trasmissioni, ha affermato di aver elevato ad Italinerti, ora 50, ora 100 verbali.

L’acquisto della cava è intervenuto in linea con la legge regionale 18/1982 sulle attività estrattive, che aveva inserito, all’art. 46, la possibilità di recuperare le cave cessate – fossero esse autorizzate o meno – in modo da sanare le coltivazioni pregresse, previa presentazione di adeguato progetto di recupero;

Dall’acquisto sino ad oggi l’area è rimasta nella medesima situazione nella quale trovavasi all’atto del passaggio ad Italinerti ed è stata inserita più volte nei vari piani cave come cava di recupero. L’inserimento si è reso necessario vista la criticità in cui si trova il versante della collina dei Trescali con un fronte abbandonato quasi verticale in sabbia e ghiaia di circa 90 metri, pericolosissimo, che rende di fatto l’area praticamente inutilizzabile.

In oggi l’area è inserita nel piano cave della Provincia di Varese, proposto dalla Provincia di Varese, a seguito dell’accogliendo, durante le fasi istruttorie, di gran parte delle osservazioni presentate dall’ Amministrazione Comunale di Cantello, approvato in via definitiva con Delibera del Consiglio Regionale n. 698 del 30 settembre 2008.

Il piano in vigore prevede che l’intervento di recupero debba essere effettuato mediante escavazione di un volume massimo di 1.550.000 mc.

La società Italinerti ha predisposto il progetto di recupero dell’area nel pieno rispetto della normativa tecnica del Piano Cave vigente ed esso è tuttora al vaglio delle Amm.ni competenti. Il progetto prevede la riconformazione morfologica del versante secondo profili di sicurezza e accessibilità, atti a consentire la totale ripiantumazione dell’area ai fini di un suo recupero ad uso naturalistico, ricostituendo il bosco preesistente,: l’intervento durerà 8-10 anni, il tempo necessario per “rimettere in natura” questo angolo della valle Bevera, abbandonato da oltre trent’anni, altrimenti destinato al totale degrado.

La collina del Trescali non verrà quindi spianata ma semplicemente modellata per renderla fruibile a tutti.

Nella fase di verifica di esclusione dal VIA, in accoglimento delle richieste della Amministrazione Comunale e della Regione Lombardia, sono state predisposte diverse soluzioni progettuali via via più conservative, l’ultima delle quali prevede:

la sostanziale riduzione dei volumi da cavare di circa 250.000 mc.

la riduzione dell’area boscata coinvolta di ben 26.000 mq

l’esclusione, all’interno dell’area di cava, di ogni forma di lavorazione dei materiali estratti, escludendo pertanto l’installazione di impianti.

l’innalzamento del fondo cava di 14 metri rispetto al fondo valle, a maggior garanzia della falda acquifera.

A conclusione del recupero l’intera area potrà essere ceduta gratuitamente al Comune di Cantello, a’ fini di utilizzo naturalistico e/o ricreativo.

Le operazioni di recupero morfologico verranno effettuate partendo dall’alto, con progressiva stabilizzazione delle scarpate oggi esistenti. Le operazioni di recupero vegetazionale e della piantumazione verranno effettuate seguendo progressivamente l’avanzamento delle fasi di scavo, con contestuale esecuzione degli interventi sui fronti che risulteranno via via esauriti. Al termine dei lavori l’intero versante, oggi inagibile e pericoloso, sarà fruibile in piena sicurezza, in quanto costituito da una serie di gradoni tra loro collegati da una pista sterrata, che ha il precipuo fine di consentire il raggiungimento della sommità del versante e la manutenzione del bosco di nuovo impianto. Sul fondo cava, che risulterà posto ad una quota più alta del fondo valle, verrà realizzato un pianoro a prato, utilizzabile dal comune per lo svolgimento di attività naturalistiche e ricreative.

La realizzazione delle operazioni di progetto sarà altresì accompagnata dalla effettuazione di interventi di compensazione ambientale in ambiti approvati dalla Comunità Montana, con effettuazione di interventi di miglioria boschiva e manutenzione di aree a bosco su un’area complessiva di circa 11.000 mq. La realizzazione di dette opere interverrà a totale cura e pese di Italinerti.

Non verrà in alcun modo interessata la falda acquifera in quanto la normativa del Piano Cave prevede il mantenimento di una quota minima di scavo superiore di almeno 2 metri rispetto al livello di massima escursione storica delle acque. A ulteriore garanzia, nell’ultima versione di progetto, Italinerti ha comunque deciso di mantenere il fondo cava ad una quota minima di scavo superiore di 16 metri rispetto al livello di massima escursione storica delle acque di falda, e quindi a circa 14 m dal fondo valle ove scorre il Torrente Bevera, e ciò anche in accoglimento delle richieste effettuate dai comuni di Cantello e Varese e dall’Azienda Municipalizzata, gestore degli acquedotti. La copertura finale con riporto di terreno coltivo e gli impianti arborei e arbustivi riporteranno la falda alla sua originaria situazione, contraria, quindi, rispetto a quella attuale, che vede la presenza di una enorme voragine nel versante, senza suolo e copertura vegetale. La cava comunque risulta posizionata a valle di tutte le attuali fonti di approvvigionamento idrico della Valle Bevera e al di fuori dalle fasce di rispetto dei pozzi stessi.

In adempimento alle uniche richieste pervenute dalla locale Azienda Municipalizzata, nell’ambito del piano di monitoraggio, oltre ai punti di controllo già progettati a monte e a valle dell’area, è stata prevista la realizzazione di un pozzo/piezometro di controllo da ubicarsi tra l’area di cava e i pozzi presenti nella zona, al fine di poter procedere comunque ad un continuo controllo delle caratteristiche della falda. Tale richiesta è contenuta nella relazione di ASPEM in data 4/11/2010, inviata al Comune di Cantello, al Comune di Varese, alla Provincia ed alla Regione. Il Signor Sindaco del Comune di Varese ne conosce il contenuto, visto che l’ente di cui è il legale rappresentante nulla c’entra territorialmente con la cava ma ne è “interessato” unicamente per via della presenza dell’acquedotto dell’Aspem.

La cava è comunque posta idrogeologicamente a valle di tutte le fonti ad uso idropotabile presenti in Valle Bevera.

L’intervento di recupero morfologico e ambientale prevede una spesa complessiva, per il recupero a verde di 1.100.000 euro, cui vanno aggiunti 300.000 euro per gli interventi di compensazione di aree boscate, site, come previsto dalla recente normativa, al di fuori dall’area in questione, ed altri 600.000 euro che verranno versati, a titolo di oneri, nelle casse del comune di Cantello.

Questi sono i fatti per come si sono succeduti nel tempo, tutti accompagnati da leggi, atti, progetti, verbali, relazioni della P.A. .

E visto che i fatti sono facilmente riscontrabili, mi chiedo, e chiedo:

1) I fautori del “no cava” conoscono la situazione rappresentata? Ma, cosa più importante, la conoscono il Sindaco di Cantello, il Sindaco di Varese, il Presidente della Provincia e l’Assessore competente?

2) I cittadini sanno che il Piano Cave è stato proposto dalla Provincia di Varese e che l’assessore dal quale dipende la struttura che ha presentato il Piano Cave era il medesimo che oggi propone lo stralcio?

3) Il Presidente della Provincia di Varese e l’Assessore competente si sono letti la relazione in data 9/11/2010 del dirigente del Settore Ecologia ed energia dell’ente che presiedono, nel quale si dà conto della situazione della cava e di tutto ciò che la riguarda? Ne conoscono le conclusioni: “Si ritiene necessario valutare la legittimità di un processo di revisione-variante avviato allo scopo di ridurre e non di aumentare i volumi di una cava di recupero di ghiaia e sabbia alla luce delle considerazioni tecniche-economiche esposte nelle relazioni a corredo del Piano cave e sintetizzate nei precedenti capitoli, considerato che la Provincia di Varese ha il compito giuridico di predisporre la proposta di piano ma è la Regione che lo ha approvato e che lo dovrebbe modificare. Una tale ipotesi comporterà sicuramente il ricorso Al TAR della società Italinerti con esito quasi sicuramente favorevole”?

3) i cittadini sanno che il Comune di Cantello non si è mai opposto all’inserimento della cava a’ fini di recupero nel Piano Cave?

4) i cittadini sanno che il Comune di Varese nulla c’entra con la vicenda, se non per l’esistenza dell’acquedotto dell’ASPEM, e che i tecnici dell’ASPEM hanno unicamente richiesto ed ottenuto il posizionamento di un piezzometro di ispezione?

Ci chiediamo ancora cosa significhino affermazioni del tipo di quelle rese nel fuori onda della trasmissione Report, dal Presidente della Provincia, il quale è arrivato a dire che lui non è tenuto a difendere Nidoli che sarebbe di area ciellina? Cosa significa ciò? Il Presidente della Provincia deve difendere gli atti che l’ente che presiede ha predisposto, approvato e proposto alla Regione Lombardia, quali, appunto il Piano Cave. Atti che sono il frutto di precise analisi, studi, progetti, posti in essere dalla dirigenza dell’ente che egli presiede, nel pieno rispetto ed in esecuzione di altrettanto precise norme di legge.

Ed ancora, che significato ha affermare, come fatto questa mattina dall’Assessore Marsico, che “non ci faremo intimidire sul piano politico”. Intimidire da chi? Suvvia non scherziamo.

Italinerti intende unicamente dar corso a tutto quanto previsto dalle leggi e dagli atti che da esse leggi scaturiscono, nulla di più e nulla di meno. Se ci saranno ritardi, inadempienze accertate e danni, i responsabili ne pagheranno il prezzo, come, d’altronde, precisamente previsto dalla legge. Altro che intimidazioni politiche!!

Ritengo di aver chiarito la situazione.

Temo, e credo di non sbagliarmi, che il problema sia semplice: ci sono le elezioni tra poco meno di due mesi.

La politica ha poco o nulla da dire ed allora cavalca qualsiasi tigre pur di ottenere consensi, anche se la tigre si dimostra essere, infine, solo ed unicamente una bolla di sapone.

Quando ero giovane un vecchio brocardo dialettale contadino affermava: “chi è che vusa puseè la vaca l’è sua”. Purtroppo si adatta bene alla situazione attuale.

16 aprile 2011
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3 commenti a “Cava ex Coppa, la versione della Italinerti

  1. Marco Viganò il 6 febbraio 2012, ore 20:16

    SIgnor Antonio,

    Circola da tempo voce abbiate tentato di ‘rifilare’ la cava più medaitica d’Italia ad un altro cavatore. A poco. Perdoni, riferisco solo voci della valle.
    Le chiedo di regalare il fondo, evidentemente ora di pochissimo valore, al Comune.
    Ne ricaverete miglior nome, e nessuno svantaggio economico.

    Non potrete Mai togliere il pedon, unico perfetto filtro dell’acqua di Varese,
    http://www.youtube.com/watch?v=yMkwKZq-z4I

    La poltica, come Lei nota, non vi sostiene più.
    I politici non possono amare queste cose,
    http://www.youtube.com/watch?v=N2poSMLy5hw

    Fanno repulsione, e la gente, sa, vota spesso.

    Ed ha aperto gli occhi.

    Ci segua, ci finanzi, se desidera. I tempi son cambiati.
    Le opportunità di lavoro per i giovani in zona non sono certo in una cava automatica, ma nel parco Bevera.
    In un territorio da risanare, veramente, non tirando piatta la collina Trescali con un piano di recupero evidentemente votato alla vendita di sabbia.
    Nell’aria e nell’acqua pulita.
    Anche per Lei.

  2. francesco il 7 aprile 2012, ore 21:24

    DEVE APRIRE QUELLA CAVA ,CREA POSTI DI LAVORO

  3. Cittadinosuperpartes il 8 aprile 2012, ore 15:20

    Francesco la cava non crea un bel nulla, se non un traffico di camion e la deturpazione dell habitat, gia’ troppo compromesso nelle nostre zone. E’ ora di finirla di fare buchi cemento abbattimenti di alberi deturpazione del verde BASTAAAAAAAAA!!!!

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