Varese

Console elvetico Baggi: i frontalieri? Valore aggiunto

Da sinistra, Fontana, Baggi e Bulgheroni

Un lungo itinerario a Varese per dialogare con le autorità. Accompagnato da Antonio Bulgheroni, designato console onorario della Svizzera, Massimo Baggi, il Console generale della Svizzera a Milano dal 2010, ha incontrato oggi i vertici istituzionali della nostra provincia: il prefetto Vaccari, il questore Cardona, il presidente della Provincia, Dario Galli, il presidente della Camera di commercio, Bruno Amoroso, ed il sindaco Attilio Fontana. Un itinerario che si è concluso in casa Univa, con l’incontro con il presidente Michele Graglia. Il console Baggi ha giurisdizione sulle regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Veneto.

Lo abbiamo incontrato a Palazzo Estense e lo abbiamo intervistato.

Ha gradito questa visita a Varese?

L’ho molto gradita. Del resto, Varese la conoscevo già, da buon ticinese, così come da diplomatico, da “nomade” conosco questa terra.

Negli ultimi tempi si è addensata qualche nube sui rapporti tra Italia e Svizzera. Non crede?

Io sono molto pragmatico e guardo sempre alle relazioni bilaterali sul lungo termine. Non dimentichiamo che ci sono quasi 30 miliardi di euro di interscambio tra i nostri due Paesi e l’Italia costituisce per noi il secondo partner commerciale in assoluto. Il rapporto resta eccellente.

La sua visita a Varese aveva come finalità quella di ricucire i rapporti dopo le polemiche degli ultimi tempi, come quella relativa ai nostri frontalieri?

Sono qui per incrementare le relazioni in campo culturale, ambientale, dei trasporti, e resto dell’idea che una visione a lungo termine su tutti questi temi sia la sola che eviti la nascita di incomprensioni legate ad avvenimenti specifici.

Parliamo di frontalieri, lavoratori che si muovono da Varese perché occupati nel Canton Ticino. E fatti oggetto di una vera campagna xenofoba oltre confine. Cosa ne pensa?

Ritengo il frontalierato un’eccellente opportunità di sviluppo per l’Italia e per la Svizzera. E’ anche un problema da gestire al meglio sul fronte della mobilità: 50 mila persone che entrano ed escono ogni giorno dal nostro Paese, sono un fenomeno da gestire. Ma guardando al fenomeno in modo intelligente. Le contingenze elettorali non producono conseguenze nel lungo periodo.

Ma con la crisi c’è chi, in Svizzera, inizia a pensare che i frontalieri sottraggano ai residenti importanti occasioni di lavoro. Non è così?

Siamo in un’economia di mercato, e dunque spetta al privato decidere a chi affidare funzioni specifiche, indipendentemente dal fatto che sia svizzero o italiano. I frontalieri sono lavoratori specializzati che creano valore aggiunto. E restano un importante elemento nel mercato del lavoro ticinese. Noi, da parte pubblica, abbiamo solo messo a disposizione la libera circolazione delle persone negoziandola con l’Unione Europea.

Dunque, tutto bene tra Italia e Svizzera?

Non nego che ci sia qualche nube sulle nostre relazioni. Si tratta di individuare le criticità, di discuterle con gli amici italiani e di superarle. Come sempre è accaduto in passato.

13 aprile 2011
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