Varese

A Masnago sei tele del ’600 sequestrate al Gaggiolo

Da sinistra, il generale GF Maggiore e il sindaco Fontana

Sequestrate dalla Guardia di Finanza cinque tele dal valore commerciale di 2 milioni di euro, che sono andate ad arricchire provvisoriamente la collezione del Museo del Castello di Masnago. Una decisione del giudice per le indagini preliminari Fazio, che ha affidato le opere al Castello, in deposito giudiziario, con la facoltà di esporle. E questa mattina le cinque tele sono state esposte in una sala del Castello ed illustrate dal generale delle Fiamme gialle Antonino Maggiore insieme al sindaco di Varese, Attilio Fontana.

Una lunga vicenda, quella delle tele secentesche approdate nelle sale museali comunali dopo il loro sequestro al valico del Gaggiolo. Opere che nel 2007 erano state importate temporaneamente in Italia dagli Stati Uniti, per conto della San Marco casa d’aste di Marco Semenzato, con sede a Venezia. La casa d’aste aveva venduto le tele ad un quarantanovenne cittadino svizzero, che però non aveva pagato le tele. Ulteriore passaggio delle opere ad un cittadino olandese, anch’egli di 49 anni, nel 2009. Poi erano sparite e ricomparse su un furgoncino che, al valico del Gaggiolo, ha attirato l’attenzione di un finanziere italiano che ha controllato il veicolo e trovato le opere, che viaggiavano senza documenti relativi alla loro proprietà. le indagini sono ancora in corso. Il generale della Guardia di Finanza sospetta che il rientro in Italia sia legato all’individuazione di un acquirente. Consegnate in deposito al Castello, se l’autorità giudiziaria deciderà per la confisca definitiva, le tele potrebbero restare per sempre ai Civici Musei di Varese.

E’ vero che delle tante opere che il Comune di Varese già possiede (ben 1400), sono appena 150 quelle esposte. E dunque le nuove tele potrebbero correre il rischio di non rimanere esposte a lungo. Oltre al loro significativo valore commerciale, anche da un punto di vista artistico le tele sono degne di considerazione: tra i cinque oli su tela, spicca quello di Francisco de Zurbaran (il più costoso, valutato attorno agli 800 mila euro) e quello di Beranrdo Canal, padre del celebre Antonio Canal, detto il Canaletto.  Opere che portano il sindaco a salutare come una decisione “lungimirante” quella del giudice che ha scelto di mettere a disposizione di tutti le opere. “E’ un caso in cui la tutela della legalità – dice Fontana – va insieme alla possibilità di godere di opere d’arte di grande interesse”.

5 aprile 2011
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