Cinema

Palestinesi, il lungo viaggio di Maurizio Fantoni Minnella

Il documentarista Maurizio Fantoni Minnella

Con l’anteprima milanese, al Cinema Anteo, del documentario “Gaza a cielo aperto”, è stato presentato l’ampio progetto dedicato ai palestinesi dal regista e critico cinematografico varesino Maurizio Fantoni Minnella, una quadrilogia di documentari dal titolo “Universo paziente“. Un percorso ricco di spunti di riflessione, ma soprattutto di immagini e volti, di storie e di ambienti.  Articolato in quattro documentari, questo percorso cinematografico, come spiega lo stesso regista, “è iniziato con la pellicola ‘Caos totale’, dedicata alla marcia interrotta dei pacifisti verso Gaza, e continua ad approfondire un punto di vista occidentale che si avvicina ad una condizione complessa come quella dei palestinesi”. Un mese di riprese effettuate in gran parte dallo stesso regista, oltre quaranta ore di girato (è possibile vedere i trailers cliccando http://www.quadrilogiapalestinese.org/ ).

La prima tappa di questo viaggio, un viaggio insieme culturale e politico, intrapreso da Fantoni Minnella e prodotto dall’associazione “Free Zone”, è stata realizzata in collaborazione con la ong Coopi, e consiste nell’avere seguito per tre giorni e tre notti la vita quotidiana dei netturbini di Gaza, costretti a raccogliere tonnellate di spazzatura che si accumulano in strada e tra le macerie a causa dell’embargo che limita l’ingresso di container, mezzi e carburante nella Striscia di Gaza. Un documentario che fotografa i giorni e la fatica di un’occupazione pesante, di un embargo soffocante imposto da Israele, ma anche un territorio stressato da un governo islamico.

Dalla Striscia alla Cisgiordania. Il secondo documentario della quadrilogia si chiama “Tonight on Jenin”, e ritrae la vita dei territori occupati, che vivono sotto il controllo dell’autorità palestinese, un governo nemico di Hamas. In particolare l’obiettivo è rivolto a Jenin, la città che ha prodotto più kamikaze palestinesi. In questo caso, al centro della pellicola un campo profughi che rispecchia le difficoltà e la miseria di una vita costretta a vivere in uno stato di sopravvivenza.

Ad est di Gerusalemme” è il titolo della terza tappa del viaggio del filmaker varesino. Un’ora e mezza dedicata alla città di Gerusalemme, una realtà a sé stante, guardata non come una comunità plurireligiosa, ma come uno dei luoghi della diaspora palestinese, che vede nella città santa la propria capitale, sia pure nella sua condizione di cuscinetto tra la Striscia e la Cisgiordania.

Parte finale della quadrilogia, “Il lato d’ombra, storia di palestinesi d’Israele”, che consiste nel documentare come Israele sia vista e vissuta dai palestinesi, una minoranza che ha accettato di restare in quel paese per scelta o per necessità. Un documentario che ha la classica struttura del viaggio, come quello condotto, nel ’99, dal grande intellettuale palestinese Edward Wadie Saïd. Un viaggio che prende il largo da Tel-Aviv e approda in Galilea, dove a Nazareth viene intervistato il sindaco comunista. Un lungo viaggio attraverso una contraddizione e un paradosso.

4 aprile 2011
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