Economia

Graglia (Univa): il Paese deve convergere, basta litigi

Michele Graglia. A sinistra, il direttore di Univa Gandini

“Viviamo tempi difficili e tumultuosi. Il sovrapporsi degli eventi, dal 2008 a oggi, ci ha impedito di tenere l’occhio fermo su alcune coordinate di fondo del nostro Paese, della sua economia, della condizione delle imprese e del lavoro”. Michele Graglia, presidente dell’Unione Industriali varesina, guarda non solo alla prossima assemblea annuale dell’organizzazione, quella che segnerà la conclusione del proprio mandato, ma anche ad un altro evento che la precederà di qualche settimana.

Graglia guarda alle Assise Generali che Confindustria ha programmato a Bergamo, quartiere Fiera, il 7 maggio. Per dare voce a quelle decine di migliaia di imprenditori che hanno in mente un’Italia diversa da quella attuale.  “L’Italia che vogliamo” è il titolo dell’evento, con tre parole d’ordine: Sbloccare la crescita, Liberare il mercato, Premiare il merito.

“Se osserviamo il quadro economico attuale possiamo fare alcune considerazioni – riprende il presidente di Univa -. La prima riguarda l’industria italiana. A marzo 2011 la produzione industriale ha recuperato, dai minimi toccati a marzo 2009, salendo all’11,5%, ma resta ancora a -17,2% dal picco precrisi. E’ evidente che dobbiamo fare molto di più. La seconda riguarda il livello di benessere degli italiani. Secondo i dati Eurostat il nostro Pil procapite nel 1995 era a quota 20mila euro, ci superavano solo i tedeschi (21.700), mentre i francesi erano a 18.800 e gli spagnoli a 15.400. Oggi i tedeschi stanno a quota 25mila euro, i francesi a 23.200, noi siamo rimasti a 21.800. La terza riguarda lo Stato. La nostra spesa pubblica era al 46,2% del Pil nel 2000, al 48,3% nel 2005, al 52,4% nel 2010. In Germania è al 49%”.

E non è tutto. “Quel che sta accdendo dopo i fatti del Nord Africa e lo tsunami in Giappone dimostra ancora una volta che gli aumenti del prezzo dell’energia colpiscono l’Italia in misura più pesante. Siamo infatti dipendenti per l’85% del nostro fabbisogno energetico complessivo, soprattutto da petrolio e gas”.

Conclusione? “Il quadro che ne esce – per Michele Graglia – è molto preoccupante e rischia di far avvertire agli imprenditori un senso di grande solitudine: ci si sente inerti e penalizzati da un Paese che da 15 anni non cresce più. E quando cresce, cresce sempre meno degli altri. E’ necessario uscire da questo circolo vizioso. Dobbiamo reagire”.

Il momento è straordinario. Per questo Confindustria ha deciso che occorre un’iniziativa eccezionale: le Assise. Il prossimo 7 maggio ogni singolo imprenditore, ogni Associazione Industriale potrà dire la sua, esprimersi direttamente su quelle che considera le priorità da porre al centro dell’agenda nazionale, e della stessa Confindustria. Un’iniziativa che avrà modalità studiate apposta per consentire di discutere insieme, tra imprenditori, con grande chiarezza e libertà, tutti i maggiori temi dell’impresa e delle relazioni industriali, della produttività e delle infrastrutture, del welfare e del fisco, della scuola e del Mezzogiorno, della ricerca e dell’innovazione. E che sarà preceduta da una serie di road show preparativi dell’evento, che si svolgeranno nelle prossime settimane in sei diverse città Milano, Torino, Treviso, Firenze, Roma e Bari. I primi due, il prossimo 4 aprile, a Torino (mattina) e a Milano (pomeriggio, nella sede di Assolombarda).

“Tutti insieme – conclude il presidente Graglia – decideremo l’Italia che vogliamo. Sarà un’occasione per unire le nostre voci, le nostre intelligenze, le nostre esperienze e la nostra passione. L’Italia di oggi è un Paese troppo diviso. Dall’impresa può e deve venire un esempio per tutti: un esempio di come liberamente si possa convergere su poche scelte chiare, su priorità condivise, per ridare al lavoro e alle imprese dignità, crescita e forza”

1 aprile 2011
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