Varese

Ignazio Rando al Nuovo. Con Franceschini in sala

La regista Serena Nardi

Con lo spettacolo messo in scena per la prima volta domani sera 31 marzo, alle ore 21, presso il Cinema Teatro Nuovo, nell’ambito del cartellone “Note di scena”, Giorni Dispari Teatro si conferma una realtà interessante e di qualità del nostro panorama culturale. Alla presenza in sala dello stesso autore, si potrà assistere alla versione teatrale tratta dal romanzo di Dario Franceschini “La follia improvvisa di Ignazio Rando”, messa in scena che, con il marchio “Produzioni Teatro Nuovo Varese”, sarà anche proposta fuori da Varese.

Lo diciamo subito: lo spettacolo è molto fedele al romanzo di Franceschini, che oltre ad essere il capogruppo Pd alla Camera, è anche un interessante romanziere. Sì, perché Serena Nardi, regista dello spettacolo, non ha riscritto, ma solo realizzato un adattamento teatrale dell’opera originale. Protagonista sul palco Stefano Orlandi, musiche originali di Matteo Amantia, direttore di produzione Michele Todisco.

Una storia ambientata nella terra di Franceschini, Ferrara, e collocata nel periodo fascista. Ignazio Rando, impiegato modello noto per l’irreprensibile precisione con cui copia i documenti a lui affidati, una mattina, del tutto inaspettatamente, si alza dalla scrivania, sale in piedi sul banco dell’ufficio, lo percorre tutto, e se ne va davanti agli occhi esterrefatti dei presenti. L’ufficio non sa come reagire ed è il più ambizioso e meschino dei colleghi di Rando – tale Gargioni – a farsi carico di capire cosa sia successo. Mentre Rando gira per la città in stato confusionale, Gargioni va dunque a casa sua, dove scopre una stanza segreta piena di cartoncini su cui, maniacalmente, Rando registrava migliaia di sogni. Leggendo i sogni di Rando, spesso di argomento erotico e mortuario, Gargioni e il capoufficio si convincono che l’uomo sia un pazzo pericoloso, da denunciare alla polizia quanto prima.

Una storia sulla follia, che Serena Nardi sta da tempo occupandosi in vista della messa in scena di domani sera. Dice la Nardi: “In questo racconto non ci sono certezze né garanzie di salvezza per nessuno. E dentro a questa negazione c’è l’umanità intera. Nemmeno la follia si presenta come un dato oggettivo, inconfutabile. La follia di chi, poi? Di Rando … perché così vuole l’autore? Del rag. Garbioni … che potrebbe essersi immaginato (o, peggio ancora, inventato tutto) in preda lui stesso al delirio? Dell’autore … che architetta una tragicomica piccola epopea per dare corpo e voce ai suoi fantasmi? Del lettore … che sceglie deliberatamente di leggere il libro fino alla fine, fino all’inesorabile presa di coscienza che la sua stessa mente si è resa complice del dilagare della malattia? Questa pandemica follia è presente, si respira nell’aria ma al tempo stesso è sfuggente e non misurabile”.

Una storia di follia raccontata a teatro. Niente di più adatto, perché “la storia del teatro è ciclicamente e circolarmente imperniata sul manifestarsi della follia e sull’interpretazione del suo significato per la vita dell’uomo – continua la regista Serena Nardi -. Dagli albori, con la tragedia greca, alcuni grandi eroi, Oreste, Fedra, Medea, subiscono una follia voluta dagli dei e di cui saranno vittime inermi. Al “giullare folle” medioevale era lecito “dire” ciò che non era gradevole “udire”, fino alla follia di Amleto, tragicamente calcolata per necessità ma umanamente devastante, si rinnova nella pirandelliana farsa dello scrivano Ciampa”.

Lo spettacolo si presenta in forma di monologo-narrazione suddivisa in quattro quadri, con Orlandi che, alternativamente, interpreta sia il Rag. Garbioni che Ignazio Rando. Il tutto in un palcoscenico buio e freddo, ingombro di pile di libri, carta, giornali. Un grammofono. Un letto sfatto. Un lungo bancone nero. Tante scatole ripiene di cartoncini ingialliti riposti in ordine, schedati. Una sedia. Tante lampadine che pendono dall’alto da fili di varia lunghezza. Il nero che prevale all’inizio verrà progressivamente illuminato dalla lettura dei sogni di Rando fino a tornare all’esplosione di luce dell’inizio dello spettacolo.

Un’opera teatrale proposta in prima a Varese, un segnale che anche nella città giardino, nonostante i tagli alla cultura e il grigiore della programmazione culturale, le eccellenze esistono e possono portare in giro il nome di Varese.

30 marzo 2011
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