Lettere

In ricordo di padre Scuccato

Viene a mancare un vero padre, un padre spirituale. Un modello esemplare di vivere la propria vita inseguendo una missione. Si tratta di Padre Luigi Scuccato (nato nel giugno del’20), vissuto i primi anni alle Bustecche di Varese e poi trasferitosi nel Bengala nel 1948,dopo l’ordinazione, con il Pime (quando ancora era Pakistan e non Bangladesh). Sono stata da lui nella Pasqua del 2004

nelle campagne sperdute e poverissime del Naogaon, presso la missione di Beneedwar, nel nord ovest del Bangladesh. E’ stata un’esperienza intensissima e molto profonda per me che allora ero poco più che ventenne.

Mi ha raccontato la sua storia da romanzo, le sue fughe, i suoi avventurosi nascondigli (una volta si era nascosto- mi aveva raccontato- in un armadio vicino al fiume e vi aveva passata la notte), le sue paure di cadere nelle mani dei mussulmani, la costruzione della chiesa dove mi diceva che voleva essere sepolto, il dispensario (una sorta di farmacia), a cui attingevano anche i “pagani”, oltrechè gli islamici. E poi le scuole, i boarding dove voleva che mi trasferissi per insegnare. Ci teneva molto che lo aiutassi nel difficile compito di educatore che aveva scelto per la sua vita. Poi in particolare ricordo quanto ci tenesse alla sua lunga esperienza all’interno del lebbrosario e la fatica della lotta continua contro questo morbo crudele, contro la sofferenza e contro la morte.

Da lui ho appreso la pazienza dell’educazione, l’amore per il prossimo, la pacifica convivenza con chi è diverso. Chi non l’ha conosciuto può difficilmente comprendere quanto grande fosse il suo cuore, la sua umanità, la sua esemplare accettazione del dolore, la sua apertura verso chi gli chiedeva aiuto. il tutto nascosto dentro una lunga e socratica barba lunga e bianca (si faceva chiamare “dadu” cioè nonno) e dietro occhiali di foggia rotonda che incorniciavano il sio dritto naso e ingrandivano il luccichio dei suoi occhi vivaci e intelligenti.

Già amico di mia madre (conservava una sua fotografia nel libro delle preghiere, ma questo è un segreto e fu una sorpresa per me), e amico e corrispondente di mio padre, dal 2004 ad oggi ci siamo visti in due occasioni in Italia e ci siamo scritti moltissime lettere, che conservo con devozione, come se fossero – anzi lo sono – lettere di un Santo.

La sua lettera – a cui con grande rammarico di oggi, mi accorgo di non aver dato risposta – di qualche mese fa l’ho portata sempre in borsa con me, l’ho fatta leggere ai miei amici, persino a qualche studente a scuola. Era come una cosa magica ricevere lettere da lui, da un luogo così sperduto, così essenziale (le case erano per lo più d’argilla e paglia), tanto umile da sembrare un presepe (quando andai lì non v’era luce se non con il generatore che più non funzionava che il contrario) e non c’era il telefono se non nei vicini “bazar” come venivano chiamati dei baracchini che vendevano mercanzie.

Non serve parlare di aneddoti ma una volta gli ho spedito un registratore perchè finalmente potesse raccontare la sua storia, perchè non andasse perduta per sempre, eppure lui ha deciso di registrarvi i canti di una suora così che tutti potessero, attraverso questo strumento così “singolare”, imparare a cantare più facilmente.

Ecco un breve passo della sua ultima lettera: “quando la gente mi chiede come sto, rispondo: “se voi state bene, anch’io sto bene.” ho avuto qualche problema per la pressione e un bravo dottore di Dhaka mi ha consigliato, era un po’ preoccupato per la mia età (90), ma tutto è andato bene, grazie a Dio, a quanti pregano per me e alla scienza medica. Qui a Beneedwar a tenermi allegro ci sono i 270 ragazzi e bambine dei due ostelli, elementari e medie fino alla decima, molti sono orfani, o come orfani. Per tutti io sono il nonno. Dai villaggi c’è sempre gente che viene per mille necessità e così, se non posso girare come una volta, ho modo di fare del bene. Stiamo costruendo il nuovo boarding per le ragazze. Nei villaggi abbiamo costruito nuove cappelle in mattoni al posto di quelle di fango e tetto di paglia. E’ consolante vedere nuova gente che si avvicina e chiede di essere istruita e battezzata nella nostra religione. Alcuni attirati dalla carità e assistenza durante la malattia, altri per mezzo dei loro figliuoli che hanno studiato nei nostri boarding e scuole o perchè aiutati a salvarsi da usurai e ingiustizie. In alcuni paesi dell’India e del Pakistan i cristiani sono perseguitati da fanatici indù o musulmani: il Signore lo ha predetto: “Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, ma non temete: io ho vinto il mondo”. E’ la storia del Cristianesimo…”

Linda Terziroli

27 marzo 2011
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Un commento a “In ricordo di padre Scuccato

  1. luca il 28 marzo 2011, ore 16:43

    “chi dona la propria vita per la salvezza di un amico, sarà chiamato figlio di Dio”

    Ciao Padre Scuccato
    Ti ho conosciuto al 40° di sacerdozio, ero giovane, ma ho capito la tua grandezza.
    Custodisco gelosamente la cartolina che ti vede circondato dalla tua gente…la tua VITA.

    Rimarrai per sempre nei mie pensieri con il rammarico di non essere riuscito a compiere il sogno di contribuire ad aiutare la tua missione.

    Esempio di vita per tutti ( nessuno eslcuso! )

    Luca Marchioro

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