Varese

Cortisonici, ecco a voi la premiata ditta Manetti Bros

Da sinistra Marco Manetti e Gibilaro

Un pubblico attento e curioso ha partecipato, presso l’Informagiovani del Comune, al workshop con Marco Manetti, della premiata ditta Manetti Bros, nell’ambito del festival Cortisonici, in corso a Varese. Condotto da Gianluca Gibilaro, l’incontro puntava a svelare trucchi e ricette di una delle coppie più celebri nel mondo del cinema e della tv. E’ così sfilata una galleria di artisti pop con i quali i Manetti hanno collaborato, in questi anni, per confezionare videoclip musicali, da Max Pezzali ad Alex Britti, da Gigi D’Alessio al Piotta. Non una novità assoluta, visto che lo stesso Manetti era già intervenuto al Premio Chiara dell’anno scorso, in occasione della serata dedicata all’ispettore Coliandro.

Davanti ai partecipanti all’incontro, Manetti ha srotolato la storia di una coppia di registi partiti dal mondo indipendente e underground e approdati alle grandi case discografiche. Un cammino sempre meno d’autore e sempre più commerciale, indistinguibile, omologato, un progressivo slittamento del gusto che le ammirevoli giustificazioni di Marco Manetti non sono riuscite a mitigare. Emblematica la frase di Manetti a proposito di un video di Gigi D’Alessio: “Ci sentiamo di averlo portato un po’ più in alto”. Non si direbbe proprio a guardare i risultati.

Il video “Il cammino dell’età” di Gigi D’Alessio è un caso esemplare di talento messo a servizio di una canzone terrificante. E a nulla è valso il furbetto proposito confessato dal regista (“ci siamo divertiti a fare Muccino”), o le ansiose attestazioni di simpatia personale nei confronti del cantante. Il video era imbarazzante, didascalico e banale. Certamente molto ben pagato. Manetti ha anche sostenuto che “il videoclip italiano non è che playback”.

Stanno al gioco i Manetti Bros, pur con il condimento di qualche ragionamento furbetto. E con la capacità di accreditare addirittura l’idea che “le case discografiche non ci amano molto”. Perchè? Perchè il loro metodo di lavoro sovverte la scelta delle case discografiche di produrre video che rispondono precisi standard di qualità e competitività.  ”Le case discografiche chiedono immagini competitive con quelle dei video americani”, ha detto il regista. I due fratelli, invece, partono dal confronto con l’artista, da un lavoro comune, da un forte investimento nel lavoro creativo.

Ma nonostante tutto ciò, i risultati restano modesti. Didascalici, un po’ come quelli ottenuti (e aborriti) da Michelangelo Antonioni che cura la regia di un videoclip di Gianna Nannini, che canta “questo amore è una camera a gas” e sullo schermo appare, puntuale, la camera a gas. Manetti predilige il metodo, come lo chiama lui, “cane-cane, gatto-gatto”, ma con un valore aggiunto fatto di qualità e creatività. Peccato, però, che quest’ultimo non sempre appare visibile.

26 marzo 2011
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Un commento a “Cortisonici, ecco a voi la premiata ditta Manetti Bros

  1. Pino il 26 marzo 2011, ore 12:29

    Una domanda: quanto hanno preso i Manetti per venire a Varese?

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