Varese

Pierantozzi: la mafia a Varese c’è. E va combattuta

Un momento del confronto

Il Comune di Varese continua nel suo impegno nella lotta contro la mafia. Questa mattina, il Salone Estense si è riempito di ragazzi delle scuole medie inferiori, che hanno partecipato al un dibattito in ricordo delle vittime della mafia. Come ricorda l’assessore alla Sicurezza, Fabio D’Aula, si tratta di un’iniziativa in continuità di ciò che è stato fatto, lo scorso anno, nelle scuole superiori. “Vogliamo sensibilizzare i più giovani – dice l’assessore D’Aula -. E per conseguire tale obiettivo è stato preparato un kit che verrà dato alle classi che hanno partecipato a questa iniziativa”. Un kit in cui c’è un cartone animato che, con le immagini e un racconto semplice, ricorda due grandi magistrati caduti vittime della mafia nel 1992, Falcone e  Borsellino. Si chiama “Giovanni e Paolo, il mistero dei Pupi”.

Come sottolinea l’assessore alle Politiche educative, Patrizia Tomassini, “ci sono state fatte molte richieste, da parte delle scuole che hanno aderito, ma non abbiamo potuto dire di sì a tutti”. Le scuole presenti in Salone Estense erano la Dante, al Righi, la Pellico, la Don Rimoldi, per un totale di 130 ragazzi. “Abbiamo organizzato questa iniziativa in poco tempo – continua l’assessore -, e abbiamo rivolto l’invito a tutte le scuole: queste sono le scuole che hanno aderito”.

Un dibattito interessante, condotto dal giornalista Rai Roberto Pacchetti, con l’intervento del sindaco Fontana, dei due assessori D’Aula e Tomassini, Sebastiano Bartolotta, dirigente Squadra Mobile di Varese, Giuseppe Fugacci, Comandante Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese, il maggiore Loris Baldassarre, Comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri di Varese. Ai ragazzi viene presentato un filmato sulla sezione Catturandi della Squadra mobile di Palermo, sulla ricerca e l’arresto di Totò Riina.

Ma protagonista dell’incontro è stato senza dubbio Giovanni Pierantozzi, ex procuratore capo di Varese, una lunga storia di indagini e processi alle spalle. “In provincia di Varese e nella Lombardia si è insediato un fenomeno mafioso che è quello, di origini calabresi, della ‘Ndrangheta. Se mi si chiede se nella nostra provincia c’è la mafia, rispondo che la sua presenza è fuori discussione”. Una mafia che si è impadronita del nostro territorio “per trarne il maggior numero possibile di benefici attraverso un gran numero di attività illecite”.

Recentemente il sindaco di Varese, Attilio Fontana, ha suggerito di dare più poteri ai sindaci in materia di appalti. Una buona ricetta? “Sì, può essere uno strumento utile – continua Pierantozzi -, ma dobbiamo tenere presente che ci troviamo di fronte ad un avversario preparatissimo e pronto ad ogni azione. E dunque va contrastato utilizzando ogni mezzo lecito che abbiamo a disposizione”.  Spiega Pierantozzi, che “l’arrivo al Nord della mafia è legato al fatto che le organizzazioni mafiose ricchezze maggiori rispetto al Sud, caratterizzato da attività economiche più ridotte e meno redditizie. Un passaggio inevitabile”.

C’è una peculiarutà della mafia presente nel Varesotto? “No, non c’è una peculiarità della mafia qui. La mafia si muove sempre con tutti gli strumenti e punta a numerosi obiettivi diversi. Forse la collettività varesina non si è accorta subito di ciò che stava arrivando, forse distratta dal suo impegno nel lavoro e nelle attività economiche”.

23 marzo 2011
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