Varese

A Cortisonici Lab piccoli filmaker crescono

Massimo Lazzaroni introduce il laboratorio

Un clima sorprendente, quello che si respira a Cortisonici Lab, l’ultimo nato in casa del festival dei corti, che per questa iniziativa collabora con il Premio Chiara e la Cooperativa sociale Totem. Sorprendente perchè sfata luoghi comuni e stereotipi sui giovani. Tra i ragazzi che partecipano a questa iniziativa, che si sta svolgendo presso lo spazio dell’Informagiovani del Comune, c’è una passione, una cultura, un’attenzione a ciò che ci sta accadendo intorno, che non possono lasciare indifferenti.

Un concorso nuovo, questo che ha portato i 14 giovani filmaker a Varese, che mette in palio 10 mila euro per realizzare da uno a tre dei progetti peresentati e discussi, in questi giorni, con alcuni addetti ai lavori, come il regista Guido Chiesa, lo sceneggiatore Pierpaolo Pirone, il produttore Franco Bocca Gelsi. Tre dei componenti della commissione che giudicherà i progetti, che sono stati presentati questo pomeriggio dagli stessi ragazzi. Nome (o nomi) del vincitore (o dei vincitori) a Pasqua. 

Qualche timidezza, qualche tensione, qualche piccolo istrionismo, i ragazzi hanno spiegato davanti a tutti i loro sogni. Sì, perchè, in fin dei conti, così come la vita per Calderon, anche il cinema è sogno. Ma in questo caso, al progetto facevano seguito previsioni sul budget, sui possibili tagli per risparmiare, sugli amici che possono collaborare, sui luoghi meno costosi per girare i loro corti. A curare la regia i Tre Moschettieri di nuovo insieme: Lazza, Gibilaro, Ale Leone, la formazione che ci piace di più. Cortisonici Lab è davvero una bella iniziativa, un apprezzamento che ci capita di fare raramente nella città giardino sul fronte culturale.

Molto diverse le scelte. C’è chi, come Federico Tonozzi, fa un omaggio a Leonardo Bertoni, figli del grande design varesino che fece la fortuna della Citroën. Oppure l’esplosivo Michele Senesi, che si è inventato la storia di alieni che mettono incinto un uomo. C’è la timida Alice Gatti che si è inventata un noir e Jacopo Manghi che vuole seguire un pellegrinaggio-festa gitana. Ma c’è anche chi, come Roberto Cicogna, che vorrebbe girare un corto dal titolo “Il battimanista”, che vede protagonista Daniele, che sul palco, in occasione dei concerti di una band, batte le mani offrendo una performance singolare ed eccentrica. Poi Cicogna si spiega, e viene fuori che qui si tratta di precarietà e di giovani che si arrangiano nel mondo del lavoro. Lo dice con leggerezza, quasi scherzando, ma lo dice. Come Riccardo Banfi vuole raccontare di un bibliotecaio che ripara libri di notte, salvandoli dal degrado. Cultura come vocazione, insomma. E scusate se è poco.

23 marzo 2011
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