Cassano Valcuvia

Ritorna “Virginia”, dramma moderno sulla giustizia

Un momento del dramma

Torna finalmente un dramma moderno, una commedia che è uno spaccato sulla vita di oggi, su un tema davvero “rovente” nel dibattito politico di oggi. Dopo una rappresentazione memorabile, lo scorso anno, sul palco del Teatrino Santuccio di Varese, ritorma, al Teatro comunale di Cassano Valcuvia, domenica 27 marzo, alle ore 17, ”Virginia”, un lavoro teatrale firmato da Giuseppe Battarino, Dolores Fusetti, Luciano Sartirana, per la regia Luciano Sartirana, con Alessandra Fiori (l’Imputata), Maria Francesca Guardamagna (l’Avvocato), Alessandro Bastasi (il Giudice), scenografia e costumi Dolores Fusetti, musiche in scena eseguite dal duo Theoderside: Gemma Prudente e Sarah Volpi.

Virginia, 24 anni e una famiglia normale, viene arrestata per possesso e spaccio di droga; il suo convivente, anch’egli coinvolto, è fuggito. Viene subito interrogata da un giudice e difesa da un avvocato d’ufficio. Il suo atteggiamento iniziale è spavaldo, autoassolutorio, ma via via si rende conto della sua situazione.

Il confronto con il giudice e la sua legale approfondisce sempre di più il suo vissuto, il suo modo di vedere la vita, la presa di coscienza di un cambiamento necessario. Un dialogo intimo, che riguarda comunque anche le altre due figure di fronte a loro stessi.

“Virginia” narra una vicenda che ben pochi sono in grado di conoscere: perché si svolge a porte chiuse. È il primo interrogatorio di una persona arrestata. Una storia semplice, giocata sulla scena e nella realtà da soli tre personaggi (l’Arrestata, il Giudice, l’Avvocato), ma che tocca tematiche a più strati: lo sviluppo di un rapporto psicologico fra i tre, obbligati a conoscersi dall’istituzione e da un reato, e la tensione fra il proprio ruolo e la sincera partecipazione al dramma umano; la scarsa consapevolezza – specialmente fra i più giovani – della responsabilità e della gravità di un reato, cui molti spesso arrivano con leggerezza e all’interno di altre situazioni (compagnie, affetti, sfida, incoscienza, sottovalutazione, presunta ininfluenza di un’azione…); la sempre diversa declinazione di un ruolo istituzionale (il Giudice, ma anche l’Avvocato) di fronte a un soggetto (la giovane arrestata) “diverso” e la messa in campo razionale di un progetto di recupero; il percorso – difficile, drammatico, non scontato e con molte difese e autogiustificazioni – in cui l’Arrestata prende coscienza d el suo errore e accetta di voler cambiare attraverso la pena; la presenza dell’istituzione e delle persone che la incarnano lungo tutto questo percorso; l’interrogarsi e il continuo mettersi in discussione del Giudice riguardo alle persone che ha di fronte; il ruolo di mediazione e di spinta al cambiamento da parte dell’Avvocato; la percezione pubblica del lavoro giudiziario, spesso distorta da sensazionalismo, media che esasperano gli aspetti morbosi o efferati, ignoranza sia delle procedure che degli interventi di recupero, approssimazioni e semplificazioni su ciò che avviene nei tribunali; pregiudizi negativi verso categorie, persone, gruppi della società, realtà etniche; malessere sociale riversato con rabbia contro qualcuno da detestare e punire comunque.

Un tentativo di discorso nobile sulla legalità e sull’educazione a essa – un apologo illuminista, come qualcuno ha felicemente definito “Virginia” – che si affermi come progetto sociale di giustizia; consapevole che il rispetto e la razionalità verso chiunque sono la base per un vero percorso di recupero; capace di diffondere un’idea di responsabilità e consapevolezza personali di fronte a ciò che è lecito e a ciò che non lo è.

21 marzo 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi