Lettere

Passione civica cercasi

Sono pienamente d’accordo su chi dissente dalla retorica patriottarda fine a se stessa anche se ho il dubbio che l’affermazione possa oggi nascondere altri obiettivi. Ma con quali parole esprimere l’amarezza e un senso di desolazione e di sconcerto nel percorrere le vie di Varese nel 150° anniversario dell’unità d’Italia? Faccio fatica a trovarne. Ho attraversato oggi in lungo e in largo la città aspettandomi un trionfo di colori bianco, rosso e verde

ma essa appariva del tutto simile a quella degli altri giorni seppur alleviata dal peso del traffico quotidiano essendo un piovoso “giorno festivo”.

Rarissime bandiere ai balconi (fatta eccezione per quelle ufficiali che ci sono sempre), qualche decina, isolate, simbolo perfettamente calzante di una partecipazione ideale assai contenuta. So perfettamente che potrebbe non significare niente e che il  cuore dei cittadini potrebbe battere ugualmente con grande emozione nel ristretto circuito del privato.

Ma in fondo oggi il tricolore credo “dovesse” garrire. Era un’esigenza. Mi sono sbagliato per un eccesso di sopravalutazione. Da piazza della Repubblica al centro città  nessuna bandiera. Il pino che secondo il Comitato delle celebrazioni avrebbe dovuto essere opportunamente imbandierato, è rimasto tale e quale per il parere della Giunta convinta che si sarebbe trattato di un intervento  poco elegante come se lo spettacolo dei gagliardetti in legno dei rioni della città ai piedi dell’albero fosse cosa diversa, di un pacchiano orribile.

Tristezza dicevo, ma anche motivo di riflessione e conferma, non tanto della “linea politica” della Lega Nord, che governa in parte la città, quanto l’assenza nella collettività di quel senso di partecipazione alla storia d’Italia. Assenza in gran parte del Dna del cittadino comune del senso dello Stato. Mancanza di passione civica. Come allora non riandare con la memoria (è solo un esempio) ai tre ragazzi della “Gera” di Voldomino, Trentini, Copelli e Ghiringhelli, che il 7 ottobre del ’44 in pantaloncini corti sotto la pioggia, accompagnati dalle preghiere di don Giuseppe Tornatore, andarono alla morte sui prati delle Bettole per mano di un manipolo fascista per la libertà d’Italia?

O, per spostarci a Torino, prima città capitale d’Italia,al generale Perotti, presidente del Cln che davanti al plotone d’esecuzione al Poligono del Martinetto, rivolgendosi ai suoi subalterni ordinò “Signori ufficiali in piedi, viva l’Italia”? O al sangue di Ernesto Cairoli caduto nella battaglia garibaldina di Biumo del 1859? Cosa mai direbbero dinanzi ad un simile spettacolo i martiri varesini del primo e del secondo Risorgimento?

Potrei aggiungere altro ma mi assale il dubbio, drammaticamente “riscontrato”, della realtà di questo 17 marzo 2011. La storia è
ignorata. Dominano incontrastati l’effimero e lo spettacolo. Pochissimi conoscono il sacrificio che sta alla base dell’unità del Paese. Non è un valore, forse neppure un optional. Altro che retorica! 

Con questo spirito, forse con qualche bandiera in più (se l’invito del sindaco Fontana sarà ascoltato), con le mura di Palazzo Estense imbiancate di fresco, con le lapidi murarie ripulite così come le insozzate fioriere di via  Sacco solitamente invase da mozziconi di sigarette e lattine di birra, con qualche vetrina addobbata per l’occasione, Varese saluterà il 21 marzo l’arrivo del Presidente della Repubblica. Restano vivissimi i sintomi di un malessere grave, di un’infezione, con o senza bandiere.

Franco Giannantoni.

17 marzo 2011
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Un commento a “Passione civica cercasi

  1. Emilio Corbetta il 18 marzo 2011, ore 21:34

    Come non condividere il pensiero di Franco Giannantoni? Ma Varese sta diventando città morta essendo le sue case poco abitate, I suoi appartamenti occupati solo da uffici, ma anche questi pochi. Se non sapremo dare vita nuova a questa citta, cambiando modo di pensare, di vivere, di concepire l’economia, non andremo molto lontano.
    I nostri cervelli, addormentati dal “piattume” delle TV di Stato e private, non sanno cercare la vera cultura, unica capace di dare indirizzi nuovi.
    E’ vero quanto dice Franco. La nostra città diventa sempre più triste e povera di vita.
    Emilio Corbetta

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