Varese

Informagiovani, la voce del padrone parla al workshop

L'intervento di McGee tradotto da Samantha Colombo

La musica cambia, si trasforma rapidamente, le tecnologie dominano, Internet la fa da padrone. Uno scenario ricco di incognite, quello uscito dal workshop organizzato, nel pomeriggio, dal Comune di Varese-Informagiovani e Politiche Giovanili, in collaborazione con l’etichetta discografica Ghost Records per il progetto Notturno Giovani, bando  “Giovani Energie in comune”, promosso dall’Anci e sostenuto dal Ministro della Gioventù. 

Il workshop “Dagli Oasis al digital download, 20 anni di discografia nei racconti dei protagonisti”, appare abbastanza unidirezionale, con la voce dei produttori che parla più forte di quella dei consumatori. A partire dal guru, lo scozzese Alan McGee, singolare produttore discografico, fondatore dell’etichetta discografica Creation Records e scopritore degli Oasis, che ribadisce le tesi dei produttori. “Tutto è cambiato con Napster (programma di file sharing, ndr.), il download ha fagocitato la musica e c’è il rischio che le band non riescano a sopravvivere, in quanto non ricavano più guadagni”. Poi aggiunge preoccupato: “si pensa che la musica sia sempre a disposizione di tutti”. E si oppone alla tendenza a scaricare la musica gratuitamente  (“la musica va comperata, questo bisognerebbe far capire alla gente”). “Non sono critico verso la tecnologia, non è cattiva – dichiara McGee -, ma va posta in rapporto con il music business”. Vanno bene le tecnologie, ma a servizio del business.

Francesco Brezzi, anche lui produttore discografico, fondatore dell’etichetta Ghost Records, interviene nel dibattito, sostenendo che, invece che scontrarsi con il creatore di Napster, le grandi etichette avrebbero dovuto assumerlo: “se così fosse accaduto ora il download sarebbe meglio regolato”.

Da Christoph Storbeck (managing director di Striker-Entertainment) consigli utili per muoversi nel difficile mondo della musica. “E’ necessario spaccarsi il c…”, dice il giovane manager. Vita dura per le band emergenti che si muovono all’estero: bisogna conoscere la lingua del posto, non escludere canzoni in italiano, che spesso vengono richieste. Ma è la qualità ad avere la vita più difficile. Secondo Brezzi, “alle radio italiane non interessa la qualità”. Una situazione difficile, che “viene peggiorata dai tagli alla cultura”.  

Chiude Giuseppe Marmina, anche lui produttore (è comproprietario della Ghost) e blogger molto popolare. Per lui, “Internet è uno dei principali strumenti per diffondere la musica”. E su questo fronte stanno nascendo nuove esperienze, come le etichette digitali, che producono musica ascoltabile e acquistabile solo in Rete, dato che non esiste un prodotto fisico.

13 marzo 2011
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