Cultura

Successo per Raffo, un “alieno” che vive tra noi

Raffo legge poesie. Con un favoloso abbigliamento

Sono risaputi, a Varese, la stima e l’affetto che circondano il poeta, professore, traduttore Silvio Raffo. Ad ogni sua iniziativa partecipa un pubblico di fans da fare invidia. E’ accaduto anche ieri sera, quando alla Sala Montanari (ex Cinema Rivoli), l’autore varesino ha tenuto un reading di propri versi davanti ad una platea gremita di varesini, che al termine (ma, qualche volta, anche a scena aperta) hanno applaudito calorosamente la performance del poeta. Nonostante il portellone rumoroso in fondo alla sala e il trillo improvviso di qualche fastidioso cellulare, Raffo ha riaperto la rassegna “Poesia in città”, curata da Rita Clivio in collaborazione con la Nuova Editrice Magenta di Dino Azzalin, e iniziata, l’anno scorso, sul palco del Teatrino Santuccio.  

Raffo è Raffo. Nel senso che anche ieri sera, ripercorrendo le molte opere per trarne ghiotti assaggi, ha riproposto una poesia che, come lui stesso ha riconosciuto al termine, è quella di un “alieno” rispetto alla poesia contemporanea. E infatti “Autobiografia di un alieno” si intitola la sua “autobiografia” in versi, scritta prima di intraprendere un viaggio oltre Oceano, in risposta ad un poco simpatico cruccio di un’allieva circa la possibilità di improvvisa morte nei cieli del professore. E il raffinato professore, invece che rivolgere il ben noto gesto scaramantico alla “cara” allieva, ha scritto l’autobiografia. Anticipando il suggestivo brano sanremese di Madonia e Battiato, Raffo si dichiara orgogliosamentre “alieno”, estraneo a quella che lui considera la più diffusa “poesia concettuosa, intellettuale, più complessa e spesso difficile da penetrare”. Ipse dixit.

Con queste premesse, Raffo, ieri sera, certamente non ha deluso il pubblico di fans, ex allievi, affezionati lettori. Poesie brevi, vivaci, spesso raffinate, con rime (ahimè) frequenti, che non negano (il più delle volte, anzi, mostrano con spavalderia) un chiaro imprinting neo-crespuscolare, neo-gozzaniano, neo-pascoliano (con o senza “-neo”), comunque tutto interno ad un Novecento che si ferma timoroso sulla soglia di successivi, travolgenti cambiamenti. Dentro questo schema molto circoscritto, Raffo è un signor poeta, che a sua disposizione ha un armamentario culturale e poetico che maneggia con sicurezza. Sentimenti espressi con ironia leggera, incontri appena sfiorati, paesaggi veneziani guardati in lontananza, immagini ad acquerello, parole dalla rassicurante musicalità che, tuttavia, si ripetono costantemente. Con topoi assicurati: donne sublimi e fatali, una solitudine a volte sofferta, a volte goduta, la figura materna, i “fanciulli alati” incontrati nella carriera scolastica, una vaga nostalgia per un mondo meno volgare e superficiale di quello odierno. Consiglio: assumere in modica quantità.

Tuttavia – un’impressione che già avevamo, e di cui ieri sera abbiamo trovato conferma – nelle sue più recenti produzioni qualcosa di nuovo e diverso si intravvede. Nessuna rivoluzione copernicana, per carità, ma l’annuncio di un versificare ancora più ironico e disilluso, più graffiante e sarcastico, più icastico e libero dagli stereotipi novecenteschi. Ieri sera, Raffo ha offerto alcuni dei versi inediti e questa impressione è stata forte. Davvero apprezzabili le poesie dalla “Baia dei trapassati” e i vari congedi, oscillanti tra ironia (“Ce ne andremo da signori”) e malcelata mestizia.

Pochi, purtroppo, i ricordi della vita e degli incontri, delle opere e dei giorni trascorsi. Tranne Barberi Squarotti, la Spaziani e Margherita Guidacci. Una vita gelosamente custodita, forse, da non dare in pasto agli inquilini di altri mondi, che sarebbero guardati con sospetto da qualunque alieno.

11 marzo 2011
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