Varese

A Varese Russo evoca i fantasmi di Pirandello

Un momento dell'opera "Il fu Mattia Pascal"

Ancora una proposta dalla Stagione di Prosa che il Teatro di Varese propone: da domani sera venerdì 11 marzo e poi sabato 12 e domenica (inizio sempre alle 21), il palco del teatro di piazza Repubblica ospita “Il fu Mattia Pascal” che Tato Russo ha ricavato dal romanzo di Luigi Pirandello. Un adattamento, quindi (o, meglio, una raffinata riscrittura) che taglia e fa cadere quegli aspetti letterari che appesantirebbero una messa in scena teatrale, tutta incentrata, come questa, sulle luci e le ombre dell’essere.

Uno spettacolo in cui il mattatore è Russo, che interpreta il doppio ruolo di Mattia Pascal e di Adriano Meis, ed è circondato da attori e personaggi combattuti tra identità diverse, cangianti, mai rassicurate e rassicuranti. E parliamo di Katia Terlizzi, Renato De Rienzo, Marina Lorenzi e altri interpreti. 

Questa volta l’artista napoletano si mette nei panni dell’autore immaginando in che modo questi avrebbe scelto di trapiantare sul palcoscenico il proprio romanzo, racconto dell’impossibile riscatto da una vita grigia di un uomo nato due volte. Scoprire la propria vera identità al di là delle convenzioni che ci hanno formato. Insomma viaggiare a ritroso dei sé o dei risultati di sé abbandonando la scorza delle apparenze per tentare una scoperta definitiva del proprio io. Questo il viaggio di Mattia Pascal, nell’abisso della contraddizione tra essere e apparire, che attraversa, come un filo rosso, lo spettacolo ospitato al Teatro Apollonio.

Come ha raccontato lo stesso regista-attore, “ho ridotto per la scena molti romanzi. Più d’ogni altro Il Mattia Pascal mi ha imposto un ritmo forsennato di rifacimenti e rielaborazioni. Un Pirandello troppo giovane, che in sé covava il germe di tutto quello che sarebbe stato, non era facile da ridurre a un tutt’uno omogeneo. Nel romanzo si rincorrono e si agitano infatti tutti i temi che saranno svolti con coerenza acquisita negli anni successivi e che formeranno poi la poetica costante del teatro pirandelliano”.

“Ho immaginato un gran luogo dei ricordi, uno spazio vuoto di memoria, una perenne evocazione di fantasmi – continua Russo -, un sorgere di anime vaganti che man mano prendevano i colori dei personaggi e degli interpreti. Per sottrazione, brandelli di memoria sono stati portati via, come frammenti di esistenza lontana. E con mia sorpresa sono rimasto incantato da come la stessa impostazione scelta per il racconto drammatico svolgesse dall’interno delle sue ragioni la sua strada naturale”.

10 marzo 2011
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