Lettere

Un nuovo spazio di confronto

Il 15 e il 16 maggio prossimi anche Varese rinnoverà le istituzioni democratiche rappresentative. Da vent’anni non ci sono stati molti cambiamenti nella vita pubblica cittadina dopo l’implosione dei partiti tradizionali: il governo cittadino è stato ininterrottamente affidato dai cittadini ai nuovi soggetti politici a dominanza leghista. Salvo alcuni errori (la funicolare e il trambus) la nuova maggioranza non ha demeritato

anche se non è riuscita a realizzare tutte le aspettative. Pure il periodo di opacità morale della precedente compagine è stato riscattato dalla nuova amministrazione.

Si può dissentire dall’attuale Sindaco per la freddezza con cui guarda alla tradizione di Varese che è stata città garibaldina e la prima a far parte dell’Italia unita, ma non si può disconoscere la coraggiosa presa di posizione dell’avvocato Fontana, un galantuomo con cui si può discutere e ragionare, nel chiedere allo Stato centrale le risorse che ci spettano.

In tempo di crisi non è possibile rimproverare alla maggioranza carenze intenzionali e le minoranze devono presentare progetti alternativi realistici. Il cuore della democrazia è l’alternanza senza la quale la consuetudine del potere può trasformarsi in stagnazione: è un aspetto che gli elettori devono ponderare.

La minoranza si presenta divisa e ciò può essere motivo di chiarezza; tra i candidati alla carica di sindaco spicca, quanto meno per la base numerica che la sostiene, la professoressa Luisa Oprandi che è conosciuta da molti varesini come persona seria, intelligente e gentile con alle spalle una silenziosa ma efficace esperienza di volontariato. Merita una speciale menzione l’ “out-sider” Mauro Raffo, promotore di cultura e persona con cui si può essere ad un tempo avversari ed amici.

Ci sarebbero le premesse per un confronto civile che superi le asperità nell’interesse del bene comune cittadino; in un mondo globalizzato e interconnesso è necessario trovare dei rimedi alla democrazia che è in crisi non soltanto in Italia; anche la cittadinanza deve aiutare i partiti a ritrovare una funzione propositiva che è stata spesso travolta dalla passionalità e dalla polemica. Almeno a livello cittadino dobbiamo riscoprire la ragione unificante senza rinunciare alle proprie visioni caratterizzanti; la cittadinanza è chiamata, ora più che mai, ad aiutare le forze politiche per uscire dalla loro autoreferenzialità.

Che fare? Penso ad uno spazio dove i personaggi più significativi di Varese – non necessariamente i soliti noti, i rappresentanti degli interessi organizzati o i politici di carriera – che siano rappresentativi dei mondi vitali possano avere la possibilità di dire pubblicamente quel che pensano sul futuro della nostra città.

Chi potrebbe realizzare tale opportunità? A mio avviso dovrebbero essere le Associazioni civiche (la “Famiglia Bosina”) o di volontariato (”Varese con te”) che hanno ottima reputazione di imparzialità e di attaccamento al bene cittadino.

Ma vedrei con favore i giornali cittadini, che costituiscono elemento costitutivo della nostra comunità, prendere tale iniziativa. Favorire un insieme di relazioni e di contatti è un modo per far crescere un tessuto connettivo di rispetto e di fiducia reciproci.

I temi da affrontare dovrebbero essere pochi ma fondamentali: la forma da dare alla città, la sua vocazione, i limiti e le possibilità: raccogliere esperienze e proposte da parte dei cittadini ( i veri esperti urbani) non è astrazione ma un modo per preparare il futuro. Il problema dei trasporti non è più rinviabile se non vogliamo che la città diventi caotica e invivibile: è una scelta culturale prima che tecnica.

Infine occorre individuare soluzioni innovative per far fronte alle sfide delle “nuove povertà”: le politiche sociali sono l’alternativa vera al bisogno di sicurezza dei cittadini.

Qualcuno che vorrà accogliere questo appello di un vecchio varesino impegnato per sessant’anni nella vita pubblica? Lo spero vivamente.

Sulla città è stato plasmato l’ideale della politica, se va in crisi lo spazio urbano si corrompe la sfera pubblica dove si organizza la vita collettiva.

Camillo Massimo Fiori

Presidente Associazione Culturale Libertas – Varese

8 marzo 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi