Varese

Teresa Mannino, l’anti-Guzzanti, trionfa all’Apollonio

L'attrice Teresa Mannino sul palco del Teatro Apollonio

Teresa Mannino, palermitana che vive da anni a Milano, grande protagonista di Zelig, Zelig Off, Zelig Circus, è un po’ l’anti-Sabina Guzzanti: dove quest’ultima è impietosa e polemica, la Mannino è graffiante ma leggera; dove la Guzzanti scende nella polemica politica, la Mannino allude, solo una volta in quasi due ore di spettacolo, ai “leader con il testosterone alto”, ma lo fa quasi per caso, con il sorriso sulle labbra; se la Guzzanti entra nel merito di grandi questioni civili come il terremoto, la Mannino opta decisamente per le grane quotidiane, i birignao sentimentali, gli stress familiari. Ma soprattutto, l’incolmabile differenza tra Nord e Sud.

Un mix che incontra i gusti del pubblico, soprattutto femminile, come ha dimostrato lo spettacolo “Terrybilmente divagante”, messo in scena, ieri sera, per la festa della donna, dalla Mannino in un Teatro Apollonio di Varese strapieno (in parecchi hanno atteso, davanti al botteghino, che si liberasse qualche posto all’ultimo momento). La Mannino mostra di essere un’ attrice comica molto particolare: monologhista di assoluta abilità, allergica alla politica, ironica fustigatrice dei “lumbard” tutta produttività e lavoro, garbata osservatrice degli strampalati rapporti tra uomo e donna.

Un monologo capace di strappare diversi applausi, accattivante e originale, che sembra riproporre una comicità femminile simile a quella di Franca Valeri, sia pure adattata ai nostri tempi, con quella sicilianità, divertente e mai volgare, che ricorda l’originale verve del grande Pino Caruso.

Teresa Mannino, fuori dal video, regge il confronto con lo spettacolo “live”. Già a Varese come conduttrice di uno Zelig Reloaded ai Giardini di non grande successo, la cabarettista ieri sera ha dato il meglio dove si è raccontata: un’adolescenza turbata da un seno che non vuole spuntare, i ritorni in famiglia con defatiganti maratone a tavola, l’impatto con una metropoli milanese sempre di corsa, una scuola frequentata senza entusiasmo, una maternità incapace di eccessivo rigore e disciplina. Come la stessa Mannino ha dichiarato, lei non ha bisogno di inventare le sue storie, le basta raccontare le sue esperienze.

Quasi due ore di monologo reso più vivace da stacchetti musicali, un divertente medley di sigle di cartoni (da Lady Oscar all’Ape Maia), qualche improvviso dialogo con la platea. Non senza qualche amiccamento alle donne in sala e diverse stoccate per i maschietti peresenti, giusta cornice per uno spettacolo dell’8 marzo che ha registrato applausi finali da stadio.

8 marzo 2011
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