Cultura

Le opere e i giorni di Mussapi. Un saggio recente

Il poeta Roberto Mussapi

Una sera dello scorso Natale, il Caffè Veniani a Gavirate – tra i suoi clienti “mitici”  Giosue Carducci e Guido Morselli – ha ospitato il poeta Roberto Mussapi per una lettura del suo “Racconto di Natale”, opera in versi di suggestioni dickensiane.

Gli amanti di poesia ben conoscono il calibro del personaggio; negli ultimi decenni Roberto Mussapi ha ingaggiato un’appartata sfida contro le derive di un facile orfismo post-ermetico come di certo meccanicismo pseudosperimentale: inseguendo un “demone” che nei tratti salienti si accosta, attraverso la matrice ritmico-lirica anglosassone, alle fonti originarie dell’epos antico.

A far luce su uno dei periodi più fertili dell’ispirazione mussapiana c’è ora un libro di Ettore Canepa: “Il fiume sacro”, edito da “Le Lettere”, è un saggio gradevole che illumina l’incredibile fecondità poematica di Mussapi tra il 1990  (anno di “Gita Meridiana”, libro di solenni accensioni liriche per Lo Specchio di Mondadori) e il 2000 ( in cui Guanda pubblicherà il suo “Antartide”).

Il lavoro di Canepa indaga una vicenda poetica di vastissimo respiro, ormai pienamente “europea”; lo fa riferendosi alle parole-chiave della poesia mussapiana (come la “neve”, sorta di sospensione fisico-temporale in cui la verità può essere colta nel suo fluire, in linea col pensiero greco-antico) come ai topoi della formazione dell’autore: che reinterpreta, rivivendoli, gli archetipi della tradizione occidentale; sino a quella moderna da Coleridge a Melville.

Più spesso lo stesso Mussapi reinventa l’epos attraverso una peculiare tensione sincronica: sovrapponendo livelli di percezione temporale o mimando, in una variata scansione prosodica, una sorta di trance. In tal modo il lettore è chiamato a riconoscere e accettare la familiarità dell’uomo col mistero: familiarità resa più plausibile attraverso il “corto circuito” tra lontano (le notti d’oriente ne “La polvere e il fuoco”) e vicino (il sonno-veglia su un vagone, in un treno che corre sul litorale ligure, nello stesso libro).

L’intuizione più felice di Mussapi –  che Canepa ne “Il fiume sacro” ben coglie – sta però nella sua opera come un’attitudine radicale: ed è  una metafisica inedita per la poesia contemporanea, che sorpassa il sé per raggiungere l’Altro. Da qui la condivisione della filosofia “etica” di Emmanuel Lévinas, che in “Totalità e infinito” induce ad avvicinarsi all’altro come ad “un’alterità assoluta, inanticipabile, come si va alla morte”.  

                                                                                                

  

6 marzo 2011 Vincenzo Di Maro redazione@varesereport.it
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Un commento a “Le opere e i giorni di Mussapi. Un saggio recente

  1. ettore canepa il 14 marzo 2011, ore 18:48

    Vorrei fare i complimenti a Vincenzo Di Maro: la sua recensione al mio libro “Il fiume sacro” è penetrante ed evidenzia bene gli obiettivi che mi ero posto: inserire Mussapi in una rete di riferimenti europei, per poi indicarne l’assoluta originalità, a partire dalle “parole-chiave” come la “neve”. Ho trovato veramente illuminante quel riferimento al “corto circuito” fra vicino e lontano, mediato dallo stato di “trance”, in una tensione sincronica fra epos e familiarità quotidiana.
    Per un autore non c ‘è niente di meglio che trovare una recensione simpatetica al proprio libro.
    Grazie
    Ettore Canepa

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