Varese

Perplessità sul restyling al Castello di Masnago

Da sinistra, Fontana e Cassinelli

Presentazione ieri al Castello di Masnago del restyling e del nuovo allestimento della collezione d’arte moderna e contemporanea. Per chiunque sarà il nuovo assessore alla Cultura del Comune, quello dei Musei Civici sarà uno dei capitoli più ostici. E il Castello, per la sua infelicissima ubicazione in città, è un problema nel problema. Da tempo nulla si muoveva, e l’appuntamento di ieri fa pensare che qualcosa inizi timidamente a cambiare. A spiegare la filosofia dell’operazione, alla presenza del sindaco-assessore alla Cultura Fontana, il conservatore Daniele Cassinelli.

Un riallestimento che, secondo quanto dice il conservatore, punta “non solo al diletto dei visitatori, ma a rendere più consapevoli del contesto, del territorio in cui il Museo si colloca”. Tra le novità, le pareti azzurrine dell’atrio, il nuovo bookshop e il nuovo guardaroba. E poi una veste editorale e tipografica uniforme dei materiali, guide e proposte didattiche per la scuola, messi a disposizione dei visitatori. Piccole cose che, però, non erano mai state prese in considerazione. Altra novità, anche questa apprezzabile, la riunificazione, in salette dedicate, di pezzi di alcune donazioni: la collezione Villa e la collezione Bolchini-De Grandi. E poi spostamento della sala conferenze dalle sale degli affreschi al pianterreno (nella nuova sala segnaliamo un  Baj strepitoso).

Il riallestimento consente di vedere opere che prima erano in deposito o di vedere meglio opere che si vedevano male. Ma questo restyling (che non tocca, ovviamente, “il” problema di Masnago: l’utilizzo di questi spazi al di là dell’esposizione delle opere) non convince del tutto. Diverse le scelte discutibili fatte dal Museo. Qualche esempio: non troverete a Masnago, sotto le opere, le classiche targhette, ma schede cartacee negli angoli, con freccette che indicano a quale opera si riferiscono. Un sistema poco pratico. Incontrerete cassapanche disseminate qui e là per le sale, elementi che fanno apparire demodé l’allestimento. Alcune cornici sono brutte, altre orrende. Non mancano opere che necessiterebbero di interventi di restauro (emblematico l’olio di Pogliaghi).

Tra le iniziative ricordate ieri, anche la catalogazione delle opere. Dopo quella informatica, ora si sta lavorando al catalogo a stampa, con il contributo regionale di diecimila euro. “Ma sarà un lavoro lungo – ammette Cassionelli -, che durerà almeno un anno e mezzo”.

5 marzo 2011
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