Gallarate

Giacometti al Maga, un’ossessione diventa mostra

Maga è sinonimo di mostre. Mostre vere, di qualità. Gallarate è forse l’ultima spiaggia, in provincia di Varese, per le mostre d’arte, considerato il deserto di iniziative che caratterizza il capoluogo e le poche offerte nel resto della provincia (per vedere una mostra degna, occorre passare il confine e andare a Legnano e vedersi Rodin, per non parlare della metropoli). No, a Gallarate accade ancora di visitare una bella mostra, come questa, “Giacometti, l’anima del Novecento”, curata da Michael Peppiatt, che resterà al Maga fino al 5 giugno.

Ad un anno dal taglio del nastro, e dalla memorabile mostra dedicata a Modì, ecco che al Maga arriva la mostra dedicata ad Alberto Giacometti. Qui a Gallarate il modello è la fondazione, strumento duttile ed efficace, dice l’assessore alla Cultura, Isabella Peroni. E proprio Angelo Crespi, presidente della Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella, presenta la mostra, che è stata realizzata nonostante tutto. Tagli e via discorrendo. Cita le cifre di questo anno intenso: in 10 mesi 60 mila spettatori, tre grandi mostre, 50 serate culturali, 17 mila studenti. Grandi numeri. Che fanno dire alla coordinatrice della mostra, Cinzia Chiari, che il Maga è nato guardando fuori, oltre i confini provinciali, oltre quelli nazionali. A conferma, ciota il fatto che queste opere di Giacometti, appartenenti alla famiglia dell’artista, è la prima volta che vengono esposte, dopo che una selezione di esse è stata esposta a New York.

Emma Zanella, direttrice, parla subito chiaro: Giacometti è un contemporaneo. E come tale va considerata la sua opera, “vicinissima al sentire di oggi”. E mentre il Maga macina mostre, anche la collezione permanente, dice la Zanella, cambia, si trasforma, “è sempre in divenire”. Poi interviene il curatore, Peppiatt, che racconta (eccezionale) Giacometti come “ossessione”: si era recato a Parigi, con una lettera di Bacon in tasca, per fare visita al mitico studio di Giacometti. Ma quando arriva, apprende che l’artista nato in Svizzera si è spento. Da quel momento l’opera di Giacometti contenuta nel suo studio diventa la sua magnifica ossessione. Che Peppiatt studia, legge, approfondisce per tutta la vita.

Ma la guest star al Maga non sono gli studiosi, gli assessori, i presidenti, ma lei: Agatha Ruiz de la Prada, stilista di origini catalane, studio a Madrid, studio a Milano, che con colori accesi e bellissimi porta una ventata di vita nella mostra. Ha ridisegnato il temporary bar del Maga. “E’ un museo che assomiglia al Moma”, dice l’affascinante signora. E i fotografi sono tutti per lei.

Giro tra le opere. Grandi immagini fotografiche che riproducono le tante sfaccettature dell’atelier dell’artista. E poi le sue opere, quelle altissime e quelle microscopiche messe in vetrina. E poi anche giornali e oggetti vari sui quali disegnava incessantemente l’artista. Una mostra da guardare con attenzione, suggestiva e raffinata. Roba da Gallarate, non certo da Varese, insomma.

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4 marzo 2011
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