Varese

Famille Flöz, grande teatro senza dire una parola

Il cuoco con cui si apre e si chiude lo spettacolo di Famille Flöz

La qualità paga anche a teatro. Un concetto che ribadiamo da sempre. E quando accade, ancora troppo di rado, ce ne rallegriamo e partecipiamo al plauso generale. E’ accaduto con lo spettacolo, il primo a Varese, della compagnia internazionale Famille Flöz, che ha presentato al Teatro Apollonio, ieri pomeriggio, la produzione ”Ristorante immortale”, richiamando quasi quattrocento spettatori. Una compagnia e una messa in scena che oltrepassa alla grande la distinzione di genere: dentro c’è clownerie, il mimo spesso la fa da padrone, c’è musica, non manca neppure il cinema, grazie ad elegantissime citazioni musicali. Solo una cosa è totalmente assente: la parola. Forse per invitarci ad interrompere il rumore ininterrotto che ci circonda e a fare spazio, anche solo per un’ora e un quarto, quanto dura lo spettacolo, ai sentimenti e al cuore.

Non parliamo però di baci Perugina o di sdolcinati romanzi alla Moccia: c’è spesso, tra i camerieri di questo ristorante senza clienti, che ricorda l’aula della “Classe morta” di Kantor, un arrivismo senza limiti, un furibondo nonnismo verso chi arriva per ultimo, una servile sottomissione, che spesso si trasforma in un astio indomabile verso il direttore. Però all’improvviso sulla scena fanno irruzione anche sentimenti positivi come l’amicizia e la solidarietà, quando non addirittura un breve sentimento d’amore celebrato con un comico tango.

Mille sfumature e mille dettagli, senza dire neppure una parola. Tutto è affidato al linguaggio del corpo, che si priva anche, inarrivabile virtuosismo, delle mutevoli espressioni del volto, coperto da maschere in cartapesta lavorata con materiali sintetici (gli attori vedono dalle narici). Tabula rasa, dunque, dei piccoli vezzi d’attore, degli insopportabili ammiccamenti da capocomico, degli istrionismi demodé. E massimo spazio all’ironia e al divertimento raffinato. Oltre che al malinconico passare del tempo, che corre, corre con un andamento circolare. Il cuoco che all’inizio compare, ricompare alla fine dello spettacolo. E suona, con il suo scassato organetto, proprio la canzone ”Senza fine” del nostro grande Gino Paoli.

Applausi trionfali al termine. E un grazie a Chicco Colombo, attore e regista varesino, che è stato il tramite grazie al quale questa compagnia, che ha sede a Berlino, ha fatto capolino a Varese. Forse, visto il successo tributatole dal pubblico dell’Apollonio, la Famille Flöz ci tornerà a trovare. Con un nuovo, esilarante, dolcissimo spettacolo.

28 febbraio 2011
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Un commento a “Famille Flöz, grande teatro senza dire una parola

  1. Chicco il 28 febbraio 2011, ore 18:23

    Grazie del bel articolo ,molto curato e di sostanza e grazie a tutti coloro che venendo a vedere i Floz hanno reso importanti i nostri sforzi organizzativi
    chico colombo

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