Spettacoli

“La Divina Commedia”, teo-kolossal con effetti speciali

Lalo Cibelli ha interpretato un drammatico Virgilio

Teatro Apollonio di Varese avvolto, ieri sera, nelle spire sulfuree e infernali, o illuminato a giorno dagli improvvisi squarci paradisiaci, tutta roba riservata all’aldilà. Un miracolo? No, soltanto l’allestimento di uno spettacolo molto atteso, che ha riempito i posti di ogni grado della sala di piazza Repubblica: è arrivata a Varese, purtroppo per una sola replica, “La Divina Commedia”, il bel musical composto dall’esperto e raffinato monsignor Marco Frisina, che ha composto questo musical sul libretto di Gianmario Pagano, ispirato al capolavoro dantesco. Un vero kolossal che, presentato in alcune mega-tensostrutture, da Roma a Milano, qui ha dovuto fare i conti con uno spazio inevitabilmente più ridotto. Di palco e di sala. Ecco, allora, la felice intuizione: spostare parte delle performance dantesche tra il pubblico, con l’effetto che l’intero teatro pareva sprofondare negli inferi o essere elevato alla suprema grazia del Paradiso.

Una “Divina Commedia” rigorosa per i testi, ma ad alta definizione per l’allestimento, che mette in campo un considerevole apparato iper-tecnologico. Lo sfondo è dato da immagini che si trasformano senza tregua, un vero spettacolo nello spettacolo, con scenari che evocano graphic novels e mixano indisturbate computer e visioni alla Gustavo Dorè, con foreste, dirupi, magioni neo-gotiche. Immagini ad alta definizione che valorizzano quel serbatoio di nefandezze, sia pure medievaleggianti, come è l’Inferno del  poema dantesco. E che toccano il loro acme quando appare, a tutta scena, un gigantesco, orrendo Lucifero ad ali spiegate, che osserva, orgoglioso della sua forza, il pubblico. Brrrividi in sala.

Ma alla fine, tra immagini, effetti speciali, azzardi nel compendiare il poema in un paio d’ore (tanto Inferno, poco Purgatorio, poco Paradiso), a fare la parte del leone sono comunque gli interpreti, una decina, che si muovono nella coreografie interpretate da una ventina di ballerini. E senza dubbio, nella compagnia, a svettare è il Virgilio proposto dal modenese Lalo Cibelli, qui nobile poeta dalla voce profonda e dalle tonalità drammatiche, svestitosi dei panni dell’ignobile Spoletta, indossati nella bella Tosca di Lucio Dalla. Ma si segnalano per bravura anche gli altri interpreti: il Dante di Vittorio Bari, la Beatrice di Mariangela Aruanno, il Caronte e Conte Ugolino (splatter) di Paolo Bianca, l’Ulisse di Giovanni De Filippi. Un cenno a sè merita la Francesca interpretata dalla voce straordinaria di Valentina Spreca, una cantante sensibile dalle grandi doti vocali, che certamente rivedremo presto in altri spettacoli di successo.   

Uno spettacolo, questa “Divina Commedia”, che conferma la buona stagione dei musical “made in Italy” che, come in questo caso, si presenta agli aspettatori rigoroso ed avvincente. E coraggioso, dato che nell’era di Internet parlare dell’universo dantesco è una vera sfida, quanto mai rischiosa. Ma davvero riuscita, questa volta.

26 febbraio 2011
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