Varese

Accademia di Mendrisio, ora Varese deve ripartire

Il professor Luigi Zanzi al convegno dell'Accademia di Mendrisio

Un robusto invito alla concretezza arriva dall’archistar Mario Botta. “Scegliete due o tre temi, il lago di Varese, piazza Repubblica, le stazioni – dice l’architetto ticinese -, affrontateli e svolgete un ruolo da registi”. Non è che la prima di una lunga serie di critiche che piovono sul capo dell’unico esponente dell’amministrazione comunale seduto al tavolo dei relatori, Fabio Binelli, assessore leghista all’Urbanistica. Ma il peggio deve ancora arrivare. E nessuno prevede che queste prime goccioline possano trasformarsi in un violento temporale. Poi Botta lancia un monito: “Non possiamo permettere che le città si sviluppino solo sotto la spinta del profitto. Contano parecchio anche i valori morali”.

Molti i varesini, moltissimi gli addetti ai lavori, giunti in Salone Estense per assistere al confronto “L’identità della Varese futura”, organizzata dall’Accademia di Mendrisio, coda alla mostra che a Villa Baragiola ha raccolto, fino a domenica scorsa, i 110 progetti dei neo-architetti sugli spazi di Varese.  A parte Binelli, di politici se ne vedono pochi all’inizio. C’è l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, che invita ad avere più coraggio, ma il sindaco Fontana e il vicesindaco De Wolf arriveranno più tardi, dopo che alcuni interventi hanno rivolto durissime critiche al Comune. Angelini è seduto in fondo alla sala.

“Da troppo tempo non si parlava di architettura a Varese – interviene Laura Gianetti, presidente dell’Ordine degli architetti di Varese -, ed è il momento di parlare alla cittadinanza”. Continua severa la Gianetti: “Spesso la nostra città si è appiattita su soluzioni banali e per nulla innovative. E’ necessario parlare di queste cose in vista del prossimo Pgt”. Si materializza così il grande fantasma, il convitato di pietra, quel Piano di governo del territorio che a Varese ancora non si è visto.

Ancora più critica Roberta Besozzi, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Varese, forse l’intervento più applaudito al convegno. “Spero che questa occasione non sia lasciata cadere, considerato il fatto che questa amministrazione, come le precedenti, per 20 anni non hanno fatto nulla”. Continua la Besozzi: “Auguriamoci che a Varese accada finalmente qualcosa di nuovo, che tutto non finisca per essere solo una dichiarazione di intenti. Perché non si vede il futuro, non si vede il Pgt”.

Ma a rimarcare ancora di più ritardi ed errori è Luigi Zanzi, docente di Metodologia delle Scienze storiche all’Università di Pavia. “Varese è una città con l’anima morta – dichiara impietoso Zanzi -, una comunità senza anima”. Per Zanzi è necessario “riconoscere gli errori gravissimi che abbiamo commesso, rovinando la città e il nostro eco-paesaggio”. L’intervento sembra una requisitoria, con il professore che si rivolge direttamente a Binelli. “No, caro assessore, non siamo più la città giardino”. E non è vero che i progetti non si possano realizzare perché mancano i soldi. “Non è vero, ci sono gli strumenti della finanza  locale se si sanno usare. E’ necessaria la partecipazione democratica, essere pronti anche a mettere i soldi sul tavolo”.  

Zanzi sostiene che Varese deve recuperare una sua identità. “Varese deve diventare una città ospitale nei confronti del mondo, aperta agli altri, capace di accogliere gli immigrati”. E poi individuare alcuni progetti da portare avanti e realizzare. “Ma questi progetti devono diventare vere priorità politiche”.

26 febbraio 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi