Varese

150° Unità, un volume racconta le lapidi di Palazzo Estense

La lapide a Palazzo Estense dedicata agli eroici Falcone e Borsellino

Nebbia densa sulla programmazione del Comune di Varese sui 150 anni dell’Unità d’Italia. Per ora nessun annuncio, nessun comunicato stampa, nessuna anticipazione, segno evidente di un forte imbarazzo, soprattutto da parte del Carroccio, nei confronti dell’evento. Tuttavia la nebbia si sta lentamente diradando e qualche parca notizia esce dal Palazzo, nonostante tutto.

Certo, qualcuno, vedendo i manifesti che tappezzano il capoluogo può avere avuto una certa perplessità: manifesti gialli che annunciano, per il venerdì 4 marzo, presso la Sala Montanari dell’ex Rivoli, a Varese, alle ore 21, il dibattito “Unità d’Italia, luci e ombre”, organizzato dalla Lega Nord. Una perplessità che si poteva provare leggendo che, tra i relatori, oltre ai professori Giuseppe Reguzzoni e Stefano Bruno Galli, sono previsti anche gli interventi di due componenti del comitato costituito dal Comune per preparare gli eventi, cioè il professor Giuseppe Armocida e il professore Robertino Ghiringhelli. 

No, niente paura: non fa parte delle iniziative targate Comune di Varese. Tra questi una mostra che esporrà i cimeli, le divise, le armi custodite in Comune. Una rassegna che partirà il 16 marzo nella sala ottogonale di Villa Mirabello, sarà curata dal Comitato “Varese per l’Italia 26 maggio 1859″, in collaborazione con il Comune, e vedrà esposti alcuni pezzi preziosi, tra cui un tricolore, issato nel 1848 a Luino, rubato dagli austriaci, poi ripreso dai luinesi. E poi un centinaio di altri cimeli, coccarde, armi. La mostra proseguirà fino all’autunno.

Ma ancora più interessante, un’altra iniziativa promossa dal Comune di Varese. Sono stati stanziati diecimila euro dal Consiglio comunale, risorse che saranno utilizzate per realizzare un volume che farà una ricognizione delle numerose lapidi che si trovano collocate nel palazzo comunale. Un migliaio di copie che spiegheranno il contenuto e il senso di quelle lapidi, dalle più antiche, che spesso riguardano proprio eroi del Risorgimento, fino alle ultime, come quella dedicata all’eroico funzionario comunale Calogero Marrone, che si impegnò per salvare ebrei dalla furia nazifascista, o quella, l’ultima posta a Palazzo Estense, dedicata ai coraggiosi giudici antimafia Falcone e Borsellino.

Pagine introduttive scritte dai professori Giuseppe Armocida e Robertino Ghiringhelli, e poi a sinistra una pagina con l’immagine della lapide e, a destra, una scheda con la spiegazione delle lapidi, dei personaggi, degli eventi storici. Il volume sarà inoltre corredato di una mappa per rintracciare le lapidi, diventando così una sorta di baedeker per visitatori e turisti. Purtroppo, però, il volume non sarà pronto quando, il 21 marzo, Varese si vestirà di tricolori per accogliere l’attesa visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

25 febbraio 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 commenti a “150° Unità, un volume racconta le lapidi di Palazzo Estense

  1. ROBERTO GERVASINI il 26 febbraio 2011, ore 12:52

    Ha ragione Severgnini che sul Corriere e ringrazia i leghisti. Senza di loro il 150 esimo dell’Unità d’Italia sarebbe passato senza troppo rumore. Io non mi sto divertendo molto perchè questa gente non è neanche spiritosa. Ripetono sempre le stesse cose da anni. Son piu’ seri i legittimisti del Regno delle due Sicilie.
    Parliamo di fatti e non di inutili polemiche. Giulia Gervasini, una zia, maestra elementare per 42 anni a Varese, deceduta a 90 anni nel 1990, ogni 4 novembre ripeteva che lei non aveva da festeggiare nulla perchè i suoi fratelli tra il 1915 e il 1917 avevano pagato cara la vittoria. Angelo, cieco totale per lo scoppio di una granata. Domenico, distrutto dalla febbre spagnola, Vittorio disperso, disperso sul Carso. Si puo’ scegliere di non celebrare ma a mio giudizio chi non rispetta neanche i morti è un infame.

  2. riccardo il 1 marzo 2011, ore 21:58

    Per Roberto Gervasini

    “chi non rispetta i morti è un infame”. Giusto, e infatti bisogna rispettare tutti i morti, ma ancor di più i morti innocenti. Come venti/trentamila italiani fucilati da Cadorna con le decimazioni, che dovevano servire a insegnare la disciplina. Lasci stare il 4 novembre. Troppo dolore, troppo dolore innocente. Una guerra che gli Italiani non volevano.

Rispondi