Varese

Un “Malato Immaginario” con un Bonacelli strabiliante

La brava Patrizia Milani

Un grande attore, Paolo Bonacelli. Per quasi tutta la prima parte dello spettacolo “Il Malato Immaginario”, da ieri sera (e fino a giovedì) in scena, per la stagione di Prosa, al Teatro Apollonio-Che banca! di Varese, con la regia di Marco Bernardi, Bonacelli interpreta l’ipocondriaco Argante con ironia e misura, senza mai andare sopra le righe. Man mano che  procede la commedia di Molière, perfetta come un congegno ad orologeria, ricca di dettagli come una macchina barocca, arguta come le massime di Montaigne, Bonacelli si prende più libertà e dà il meglio: si sofferma su una battuta, la centellina, dà un occhio al pubblico per pesarne il gradimento, si prende qualche libertà, qualche volta gigioneggia. Dandoci una vera immagine di quel teatro là, all’epoca di Molière (e forse di sempre): un’occasione di inesauribile divertimento.

Parte così, anche a Varese, la serie di repliche di questo capolavoro di Molière, nella messa in scena del Teatro Stabile di Bolzano. Scenografia all’osso, colonna sonora minimalista, costumi tradizionali, e una compagnia che sostiene, con signorile bravura, tutto lo spettacolo. Accanto a Bonacelli, non ci stanchiamo di considerarlo un vero campione del palco che, a tratti, pare un Cecchi più mellifluo o un Buazzelli più aggiornato, si muove una Tonina strepitosa, impersonata dall’esperta Patrizia Milani, che azzecca alla perfezione le sfumature di un personaggio che è un po’ il burattinaio della trama (forse lo stesso Molière?). Né va dimenticato, sia pure con una parte più breve, il fratello di Argante, Beraldo, che Carlo Simoni propone con bravura. Davvero affascinante, poi, la moglie del protagonista, la seducente ed intrigante Bellina, che prende le sembianze di un’altera Giovanna Rossi.

Purtroppo – veniamo alle dolenti note – pubblico scarso, certo al di sotto di quello che un simile spettacolo avrebbe meritato. Ma si tratta di un problema generalizzato, per quanto riguarda il teatro di prosa che non veda sul palco qualcuno uscito da un reality o da un talent-show televisivo berlusconiano. Lo show business ha le sue regole. Però portare, da parte del Teatro di Varese, uno spettacolo di questo genere in città, significa arricchirla culturalmente, e dunque bene ha fatto. Divertirsi alle battute del Dottor Purgon (perchè poi il traduttore Angelo Dellagiacoma lo ha abbreviato così? Mah) e del Dottor Diarroicus, padre o figlio che sia, è un segnale positivo, che fa respirare un’aria diversa rispetto a quella del piccolo schermo. Ieri sera, Bonacelli, la Milani e Simoni ci hanno fatto capire che, ringraziando il cielo, è ancora possibile.

23 febbraio 2011
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