Arte

Korogocho versione Sardella proposta a Brescia

“L’Africa che non ho mai calpestata” è quella rappresentata dall’artista del segno, cittadino del mondo, ma stanzialmente varesino, presso la Chiesa di San Zenone a Brescia, grazie all’Associazione per l’arte Le Stelle. Un’esposizione originale, quella del poeta-pittore Sandro Sardella, che ferma un’attività fervida e concentrata sull’essere al mondo, un mondo che guarda altrove rispetto all’autore del quotidiano, al suo “spezzare il pane” con il prossimo.

Un’esposizione completata dal catalogo che fa quadrato intorno alla sua azione nell’arte e non sull’arte, che conta sull’arte fotografica di un altro varesino, Mario Chiodetti, e sull’introduzione critica di Carmela Perucchetti, curatrice e storica dell’arte, “viaggio di conoscenza di un mondo che è, che esiste, che attende: Sandro Sardella ci si avvicina con lo sforzo di chi vuole capire, amare, un luogo mai visto, mai percorso… Ma diventa anche una denuncia, un grido lanciato dalle pareti, nel segno di un messaggio etico di profonda partecipazione umana”.

L’esposizione, aperta fino al 6 marzo 2011, è dedicata proprio alla tecnica del dripping (sgocciolatura verticale di colore sul dipinto o sulla fotografia o sui ritagli di riviste, giornali e libri), “un intervento di istintiva gestualità, marcato dal sovrapporsi a collage di frammenti di carta stropicciata e consunta, ad indicare la forza della partecipazione” alla desolazione umana, rappresentata a Korogocho, ma indicante lo squallore che attraversa l’uomo in questo periodo storico e ne esplode il dramma della vita.

Sardella era entrato in contatto con la materia su Korogocho (uno slum, ovvero baraccopoli, della periferia di Nairobi, capitale del Kenya) a seguito di una mostra alla Sala Veratti di Varese nel marzo del 2006. La “appropriazione” della materia e lo smembramento del catalogo fotografico di Francesco Fantini, edito nel settembre 2004, “W Nairobi W”, ha dato vita ad “un album di disegni a vernice nera e lucida in cui prende forma un’umanità inquieta.”

Un’esposizione incomparabile, divenuta istallazione nella completezza di San Zenone all’Arco, che fuori dalle nostre porte è stata accolta con l’entusiasmo di chi si apre al non conosciuto, fondendosi con la partecipazione emotiva del dramma che attraversa tutti noi, davanti alle immagini di un’inutile sofferenza, a cui il prossimo nostro è costretto per ragioni di sviluppo: è il “desarrollo ecologico ed economico” che produce lo slum, dove i rifiuti parlano con gli scarti generati dalla società del consumo, quella stessa che abbandona i bambini delle baraccopoli ad una vita che dire “di strada” è quasi un apprezzamento.

E Sandro Sardella li ha posti al centro del proprio “nero luce” che intesse tutta Korogochodripping. Il racconto rinasce, miracolosamente intatto e lucente di bellezza, nei dittici, nei trittici, nelle breviserie, come se ad ogni formato corrispondesse un clima, ma anche una possibilità di comunicazione narrativa.

23 febbraio 2011
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