Gallarate

Energi.Va: Univa punta alla rinascita del nucleare

Un momento dell'assemblea a Gallarate

Raccogliere la domanda di energia del sistema produttivo per fare massa critica e spuntare sul mercato condizioni migliori di quelle che le imprese otterrebbero presentandosi da sole. È questa la missione che porta avanti ormai da 12 anni Energi.Va, uno dei maggiori consorzi di acquisto di fonti energetiche italiani, costituito nel 1999 dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Una realtà che oggi conta una rete, per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, di 180 imprese, per un consumo annuo di quasi 500 milioni di kilowattora. A cui bisogna aggiungere le 70 imprese che si rivolgono a Energi.Va per rifornirsi di gas metano, con un consumo medio annuo di 50 milioni di metri cubi.

Questa la consistenza del consorzio che ieri, nella sede di Gallarate dell’Unione Industriali, ha tenuto la propria Assemblea annuale. Assise partita da una costatazione del Presidente di Energi.Va, Gianluigi Casati. Sempre la stessa. Da tempo: “Dall’avvio della liberalizzazione del mercato elettrico nel nostro Paese sono trascorsi diversi anni, ma il sistema industriale non sembra averne tratto grandi benefici, se è vero che il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è ancora oggi più alto del 37% rispetto a quello medio europeo”. Come dire: i consorzi riescono a strappare i migliori prezzi sul mercato, ma ciò non basta.

Occorre un Progetto-Paese: “La liberalizzazione dei mercati energetici è condizione necessaria ma non  sufficiente per conferire competitività ad un sistema industriale”. Le aspettative delle imprese sono rivolte a “un progetto di più ampio respiro, nel quale la politica energetica riveste un ruolo di primaria importanza”. Largo dunque alla rinascita del nucleare in Italia, per esempio, a cui, secondo quanto espresso dal Presidente Casati, “la competitività dell’industria italiana nei prossimi anni è fortemente legata”.

Non fosse altro che per gli investimenti di medio-lungo periodo che il programma porterà con sé: “Si stima – ha spiegato il Presidente di Energi.Va – un investimento su scala nazionale di circa 30 miliardi euro, comprendenti i costi di certificazione, progettazione, realizzazione e avviamento, oltre che i costi per l’acquisizione del know-how tecnologico necessario”. Con un coinvolgimento potenziale che potrebbe riguardare circa 600 imprese italiane, tra cui quelle lombarde aderenti all’Energy Cluster, la rete delle aziende che forniscono prodotti e servizi per la generazione e la distribuzione di energia elettrica, da fonti tradizionali e rinnovabili, riconosciuta ufficialmente dalla Regione Lombardia.

C’è, però, un “ma” messo in evidenza da Casati: “Se tutto dovesse procedere senza intoppi, quindi traguardando la realizzazione del progetto con una grandissima dose di ottimismo, potremmo disporre del primo kWh nucleare non prima del 2020”. Nucleare, dunque, ma non solo. Perché sul “sistema energetico italiano estremamente fragile e in parte inadeguato a gestire la sfida della competizione sui mercati internazionali” bisogna intervenire da subito. Prima di tutto, è stato sottolineato durante l’Assemblea di Energi.Va, mettendo mano allo scarso mix di generazione elettrica troppo sbilanciato sull’utilizzo dei combustibili fossili e legato alla “sudditanza del gas”, per dirla come Casati. Occorre dunque puntare anche sulle fonti rinnovabili, il cui sviluppo, nei prossimi 10 anni, potrebbe comportare “ricadute economiche per 100 miliardi di euro”. Così almeno prevede Confindustria, se fosse rispettato l’obiettivo dell’Unione Europea di arrivare nel 2020 a soddisfare il fabbisogno energetico continentale tramite le fonti rinnovabili.

Altro punto debole sul quale urge intervenire è quello delle infrastrutture: “Una rete elettrica efficiente può contribuire in modo significativo a ridurre il prezzo dell’energia su cui pesano le strozzature nella rete di trasmissione in alcuni punti del Paese”. Con la conseguenza che alcuni impianti non sono in grado di generare tutta l’energia che potrebbero. Risultato: un Prezzo Unico Nazionale più alto pagato da tutti i consumatori. Non basta, insomma, intervenire su un unico fattore. Ciò che serve, ha concluso Casati, è “una politica energetica che sappia affrontare i problemi a 360 gradi, anziché con approcci parziali e spesso disorientanti per gli operatori”.

22 febbraio 2011
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