Economia

Cgil Varese vigila sulla crisi e guarda al futuro

Presentazione del tesseramento Cgil per il 2010

Con i suoi oltre 71 mila iscritti, più di 3600 stranieri e 28.489 donne, pesa la Cgil di Varese sul nostro territorio. Si conferma sindacato radicato e diffuso, in grado di intercettare le principali domande e i tanti bisogni che vengono dal basso, lavoratori, famiglie, precari e pensionati. Pesa e lo sa. Il segretario generale di Cgil Varese, Franco Stasi, in partenza con una delegazione regionale verso i Paesi del Sud America, parla chiaro: “Siamo la prima organizzazione sindacale e sociale della provincia di Varese, e la nostra forza sta soprattutto i servizi e la nostra struttura decentrata”. Pensionati oltre il 52% degli iscritti, 25% i lavoratori dell’industria, quasi 10% il terziario, oltre 7% il pubblico impiego, 4% i frontalieri, poi Nidil (lavoratori atipici) e disoccupati.

Bilancio del tesseramento alla Camera del Lavoro di Varese di via Bixio. “Pensavamo ad un bilancio più preoccupante, dal punto di vista del tesseramento, e invece siamo soddisfatti, considerando che registriamo una crescita costante – dice Stasi -. Pensiamo che sono state quasi 9000 le nuove deleghe nel 2010″. Schierati con Stasi gli altri componenti della segreteria della Cgil Varese: Oriella Riccardi, Antonio Ciraci, Paolo Lenna, Marinella Mannoni.  Ma il dato non fa nascondere le difficoltà del mondo del lavoro: “Per 2011 si confermano tutte le criticità, sul fronte occupazionale, dell’anno scorso”. Difficoltà che traducono nell’attività di uffici e sportelli della Cgil di Varese: oltre 18  mila le pratiche seguite dal Patronato Inca, oltre 85 mila i casi seguiti dal Centro servizi fiscali, 1657  i casi seguiti dall’Ufficio vertenze.

Problemi sul territorio che vedono spesso un sindacato diviso. “Sulla crisi e la contrattazione sociale, i rapporti unitari hanno funzionati e prodotto buoni risultati – continua Stasi -, ma non mancano forti differenze: dalla valutazione dell’operato del governo alla politica degli accordi separati, fino al Collegato lavoro del governo”. Stasi insiste sul fatto che “siamo di fronte non solo ad un governo inadeguato a rispondere ai veri problemi del Paese, ma ad una profonda e preoccupante crisi di ordine etico”. Non manca neppure un affondo sulla questione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. “Alla Festa nazionale del 17 marzo non solo parteciperemo, ma accoglieremo il Presidente della Repubblica come rappresentante dell’unità d’Italia con i tricolori. Finora abbiamo assistito ad un dibattito poco serio: non si può pensare che, di fronte alla crisi che viviamo, il non festeggiare quella giornata risolverebbe tutto”. Positivo, invece, che di fronte alle reazioni negative della Lega, la società civile di Varese si faccia sentire.

Non è facile, oggi, parlare di lavoro. Come ricorda Antonio Ciraci, nella provincia di Varese, dati 2010, solo circa il 23% dei lavoratori sono a tempo indeterminato. Tutto il resto è a tempo determinato (42%), quando non precario (lavoratori somministrati il 19%, a progetto l’8%, il 3% apprendistato). “Un conto è avere delegati sindacali sul posto di lavoro, un conto che i lavoratori siano polverizzati sul territorio”. Non solo: i disoccupati appartenenti ai segmenti deboli, donne e immigrati, ricorda Ornella Riccardi, sono in aumento. E per questo la Cgil sta lanciando la campagna straordinaria “Giovani non più disposti a tutto”, per rilanciare un impegno nei confronti dei giovani. Un’altra iniziativa importante targata Cgil una proposta sulla rappresentanza data a Cisl e Uil per aprire un confronto dopo il Caso Fiat.

Chiusura su crisi e vie d’uscita. Stasi parla del Tavolo di concertazione attivo alla Provincia di Varese, uno dei pochi strumenti di politiche del lavoro. “Per anni è mancata una regia – dice, severo, il segretario generale  -. Ora il problema è stato superato e stiamo seguendo una ricerca delle due università, Liuc e Insubria, dal titolo “Varese 2020″, sul futuro del nostro territorio. Ma oltre a questa positiva visione prospettica, è necessario intervenire con più forza sui temi della crisi, qui ed ora, perchè lavoratori e famiglie sono in forte difficoltà e noi siamo al loro fianco”.

21 febbraio 2011
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Un commento a “Cgil Varese vigila sulla crisi e guarda al futuro

  1. orietta il 1 novembre 2011, ore 19:19

    Io guardando il futuro mi è difficile,anche x i nostri figli parlo a nome del popolo perchè la pensano come me ,è vero che bisognerebbe essere ottimisti ma se ci si guarda intorno e si ascolta la voce del popolo dicono .’M a dove andremo a finire di questo passo ?
    Bhè secondo me si va a finire come hai tempi di guerra che la povertà era molto maggiore del benessere ,si parla di sviluppo ma quale sviluppo ? Lo sviluppo del popolo povero vogliono dire?
    Siamo tutti rovinati non fanno altro che spremere i nostri pochi denari rimasti ,il governo incominci a fare le loro restritezze non noi che stentiamo a sopravivere,eliminila tassa sulla tv ,elimini il bollo dell auto ed altre cose ,tra un pò ci faranno pagare pure il pedaggio.Bisognerebbe manifestare molte cose in italia ,e far arrivare parole forti al governo perchè lui è bravo ad incantarci ma non risolvono niente.

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